I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 2% in questo avvio di settimana dopo gli attacchi Usa nello Stretto di Hormuz e la risposta iraniana. Il numero di navi che transitano nello Stretto nel fine settimana è sceso a cinque al giorno data l'incertezza della situazione, secondo i dati odierni. Il Brent e il Wti dovrebbero registrare lievi cali nel mese di agosto, dopo aver perso oltre il 4% la scorsa settimana. Il futures sul Brent viaggia in rialzo di 2,87 dollari a 90,97 dollari il barile.
Passata l'estate, il mese di settembre si presenta carico di appuntamenti di peso per gli investitori: i meeting di Bce (9-10 settembre), Fed (15-16) e BoJ (17-18) si profilano come cruciali con l'eventualità in tutti e tre i casi di rialzi dei tassi, mentre la situazione in Medio Oriente resta ovviamente sotto stretta osservazione.
La Francia si prepara a difficili negoziati sulla legge di bilancio mentre le elezioni regionali in Germania potrebbero mettere alla prova la tenuta politica del cancelliere Friedrich Merz.
Un'altra possibile fonte di volatilità proviene dal mercato dei Treasury, dove gli operatori potrebbero mettere alla prova la determinazione del segretario al Tesoro Scott Bessent nel contenere l'aumento dei costi di finanziamento del debito pubblico statunitense tramite operazioni di buyback, mentre prendono piede le discussioni sul tema della "svalutazione del dollaro". Il presidente della Fed Kevin Warsh ha segnalato che rialzi dei tassi di interesse potrebbero essere necessari per allentare la pressione sui prezzi. Venerdì a Jackson Hole ha detto infatti che la banca centrale statunitense "avrà del lavoro da fare" se non sarà chiaro che l'inflazione si stia avvicinando al 2%. I futures sui tassi indicano una possibilità del 60% di un rialzo dei tassi il mese prossimo, dal 40% prezzato prima del discorso di Warsh.
Focus della settimana il rapporto sull'occupazione statunitense in uscita venerdì, che fornirà indicazioni importanti in chiave Fed per capire se il mercato del lavoro Usa stia effettivamente rallentando o se i dati particolarmente deboli pubblicati a luglio siano stati soltanto un episodio isolato. Quanto all'Eurozona, arriverà nel primo pomeriggio la stima tedesca sull'inflazione di agosto, seguita domani dai numeri Eurostat per l'intero blocco. Le attese per l'area euro sono di un rialzo dal 2,9% al 3,3% annuo - massimo da quasi tre anni - causato principalmente dal surriscaldamento dei prezzi dell'energia. Il dato core, particolarmente monitorato dalla Bce, dovrebbe rimanere stabile al 2,5%, mantenendosi ben sopra il target.
Dopo le minute dell'ultimo board diffuse giovedì scorso, i mercati stanno già scontando un inasprimento a settembre da Francoforte, seguito da un'ulteriore mossa entro l'inizio del 2027. Solo numeri sorprendentemente fiacchi sui prezzi potrebbero modificare tali aspettative.
Il fitto calendario di dati per l'Eurozona comprende, inoltre, in settimana le letture finali degli indici Pmi di agosto, il tasso di disoccupazione di luglio, i prezzi alla produzione e le vendite al dettaglio.
Il dollaro è in prossimità di un massimo da due settimane, mentre i mercati intensificano le scommesse su un rialzo dei tassi dopo i commenti restrittivi di Warsh e le rinnovate tensioni nel Golfo, mentre lo yen è vicino al livello di 160 per dollaro strettamente monitorato.
CAFFE’ ESPRESSO
31 agosto 2026 - Settimana densa di appuntamenti macro.
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