CAFFE’ ESPRESSO

12 giugno 2026 - Sarà la volta buona?

Tornano ad aumentare le speranze di una distensione tra Iran e Usa dopo le parole di Trump, secondo cui esiste la possibilità di un accordo entro il fine settimana, mentre da Teheran arriva la precisazione che una decisione definitiva non è ancora stata presa.

L'intesa, se confermata, rappresenterebbe il più rilevante progresso diplomatico nella crisi in corso da tre mesi, che ha causato migliaia di vittime e spinto al rialzo i prezzi globali dell'energia dopo la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo.

Derivati sul petrolio in pesante calo, sui minimi da due mesi, il futures sul Brent viaggia in calo di un dollaro e 98 cent a 88,40 dollari il barile e quello sul Nymex di un dollaro e 81 cent a 85,90 dollari.

Borse positive, tassi in rientro.

E' ormai da metà marzo che Trump sostiene a più riprese che un accordo Teheran sia imminente, ma in settimana le due parti hanno continuato a scambiarsi attacchi, mettendo sotto pressione la tregua annunciata in aprile.

Resta aperta ma tutt'altro che scontata la strada a un nuovo ritocco al rialzo dei tassi di riferimento Bce dopo l'attesa stretta monetaria di ieri, che ha portato il riferimento sui depositi a 2,25% nel primo intervento restrittivo da quasi tre anni. Lagarde ha chiarito che Francoforte vede ancora rischi al rialzo sull'inflazione e al ribasso sulla crescita commentando le nuove stime dello staff su Pil e costo della vita, che evidenziano une revisione peggiorativa di entrambi gli indicatori.

Da Germania, Francia e Spagna la lettura finale dell'inflazione di maggio. A livello armonizzato e su base annua - indicatore chiave per la Bce - l'indice tedesco dovrebbe venire confermato a 2,7%, quello francese a 2,8% e quello spagnolo a 3,6%.

Consolida il dollaro, recuperando una parte delle perdite di ieri, mentre il mercato si interroga sulle possibilità di una vera svolta nel conflitto iraniano.

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