Venerdì scorso, subito dopo la diffusione dei dati sul lavoro Usa, i rendimenti sono scesi in modo deciso per poi risalire al massimo di seduta (nel caso del decennale a 4,42%).
I dati governativi hanno mostrato che, se gli occupati agricoli hanno deluso le attese, la crescita dei salari continua a essere robusta e che il tasso di disoccupazione è in lieve calo, fattori che dovrebbero evitare alla Fed di dover abbandonare il percorso di rialzo dei tassi. Il mercato inoltre continua a interrogarsi se negli Usa si concretizzerà davvero una recessione e in che termini. Alcune banche hanno migliorato le proprie stime sulle prospettive dell'economia del Paese mentre le proiezioni di Washington per la crescita del primo trimestre sono salite al 2% annuo rispetto all'1,3% della stima iniziale.
Nel fine settimana un consigliere del board ha messo in guardia dall'alzare il target Bce del 2% per l'inflazione, rispondendo ad alcuni economisti che invocavano uno scenario simile. Intanto il mondo dell'impresa si è interrogato sulle tempistiche necessarie affinché il rialzo dei tassi varato dalle banche centrali si trasferisca all'economia.
In Cina a giugno i prezzi alla produzione sono scesi al ritmo più rapido di sette anni e mezzo mentre quelli al consumo hanno visto il minimo dal 2021, fornendo nuovi argomenti a Pechino per ricorrere a ulteriori stimoli a sostegno della domanda. L'indicatore dei prezzi al consumo è rimasto invariato su anno dopo il +0,2% di maggio e a fronte di attese per +0,2%, registrando il ritmo più lento da febbraio 2021.
Il dollaro recupera terreno e si apprezza sullo yen. I dati cinesi sull'inflazione invece zavorrano lo yuan.