CAFFE’ ESPRESSO

28 novembre 2022 - Settimana ad alta intensità di dati.

A conferma di un board Bce particolarmente diviso, da Francoforte sono giunti recentemente messaggi contrastanti, che hanno contribuito ad innervosire gli investitori.

La colomba Philip Lane e il falco Isabel Schnabel, esponenti di spicco in seno al Consiglio direttivo, hanno espresso pareri divergenti sull'opportunità che la banca centrale riduca gli aumenti dei tassi d'interesse e su come valutare l'inflazione.

Se per Lane il surriscaldamento record dei prezzi inizierà a scemare l'anno prossimo e gli argomenti per un altra stretta da 75 pb "non esistono più", Schnabel ha respinto apertamente l'idea di un ammorbidimento sottolineando che più a lungo si lascia correre l'inflazione, maggiore è il rischio che si radichi.

I due si sono trovati in disaccordo anche sulle prospettive dei salari. Secondo il capo-economista dovrebbero essere "monitorati attentamente" per individuare eventuali segnali di accelerazione eccessiva, mentre la consigliera tedesca ha invitato a prevenire una spirale prima ancora che si verifichi, osservando che i salari stessi stanno gia' aumentando.

La Bce ha sorpreso i mercati con aumenti dei tassi più consistenti del previsto a luglio e a settembre e da allora ha dichiarato di non voler fornire indicazioni sulle mosse future, ma di essere "dipendente dai dati".

Mentre si attende stamani di ascoltare Christine Lagarde al Parlamento europeo in vista del meeting del 15 dicembre, gli occhi vanno gia' a mercoledi', quando arrivera' la prima lettura Eurostat sul Cpi di novembre.

 

Le statistiche sull’inflazione, stando alle attese, dovrebbero mostrare che le pressioni sui prezzi nel blocco restano forti.

Sebbene il dato annuo europeo sia stimato al 10,4%, in marginale rallentamento dal 10,6% di ottobre, il livello resta oltre cinque volte il target del 2% cui l'istituto centrale punta, stante anche un indice core che dovrebbe mantenersi molto elevato.

Gli investitori, al momento, tentennano nelle loro scommesse tra un rialzo dei tassi di 50 o 75 pb il mese prossimo, con una lieve propensione per la seconda ipotesi. Le statistiche saranno cruciali nello spostare l'asticella da una parte o dall'altra.

Altri numeri che potrebbero muovere il mercato, arriveranno, questa volta dagli Usa, venerdi', con le consuete statistiche mensili sugli occupati non agricoli, particolarmente monitorate in chiave Fed.

Gli analisti si aspettano che l'economia statunitense abbia creato 200.000 nuovi posti di lavoro a novembre - in quello che sarebbe il minimo dal dicembre 2020 - dopo che gia' in ottobre l'occupazione aveva dato segni di allentamento. Tuttavia, aggiungono, cinque degli ultimi sei rapporti mensili sui payroll hanno superato le stime di consenso e un altro numero elevato potrebbe rimescolare le carte riguardo a un possibile pivot da parte della banca centrale.

 

I contratti sui Fed Funds scontano attualmente una probabilità di circa il 75% che il Fomc di dicembre incrementi i tassi di 50 pb, mentre un'altra mossa jumbo da 75 punti è prezzata al 24%.

Il verbale della riunione del 2 novembre, pubblicato la scorsa settimana, ha mostrato che la "maggioranza sostanziale" dei policymaker ritiene che "probabilmente presto sarà appropriato" rallentare il ritmo dell'inasprimento, anche se permane una "significativa incertezza sul livello finale" che i tassi dovranno raggiungere.

Nelle sue ultime dichiarazioni Jerome Powell, che parlerà nuovamente in pubblico mercoledì, ha segnalato che l'istituto potrebbe passare ad aumenti più contenuti ma ha anche detto che alla fine i tassi potrebbero dover salire oltre il 4,6% - livello che i banchieri ritenevano necessario a settembre - entro il prossimo anno.

 

 

I riflettori del mercato rimangono anche alla situazione del Covid in Cina, con i numeri sui contagi a nuovi record e le probabilita' di riaperture nel primo trimestre 2023 che vanno indebolendosi, mentre aumentano violente proteste da parte della popolazione contro le pesanti restrizioni e scontri con la polizia in diverse citta'.

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