La crescita deve preoccupare più dell’inflazione: ripagare i debiti senza crescita sostenuta diventa difficile. I mercati stanno iniziando a ragionare così e penalizzano i Btp: da inizio settimana lo spread è salito da 150 a 170 bps circa. Il rendimento del Btp 10 sale da 2,10% a 2,35% (massimo da 2 anni) quello del Bund da 0,58% a 0,66%. L’Irs 10 sale di 10 cent. da 1,23 a 1,33%. A preoccupare anche il rialzo dei tassi Usa (10 anni a 2,62% massimi dal 2019).
A marzo il settore dei servizi in Cina si è contratto al ritmo più consistente in due anni. L'indice Pmi del comparto, a cura di Caixin, è crollato a 42,0 da 50,2 di febbraio (50 è lo spartiacque tra crescita e contrazione): questo dato è sintomatico di quanto la guerra stia condizionando l’economia globale e potrebbe far aumentare l’irritazione di Pechino verso Mosca con conseguenti pressioni cinesi su Putin per una soluzione del conflitto.
I tassi di crescita nella zona euro potrebbero scivolare in territorio negativo quest'anno e un intervento da parte della Bce per contenere l'alta inflazione nel breve termine rischia di abbattersi sull'economia. Lo ha detto un membro del board Bce. Con l'inflazione della zona euro ai massimi storici al 7,5%, la Bce è sotto crescente pressione per adottare una politica monetaria restrittiva, anche se la rapida crescita dei prezzi è principalmente dovuta agli elevati prezzi energetici, fuori dal controllo della banca centrale. I prezzi di gas e petrolio resteranno alti più a lungo e anche i prezzi dei prodotti alimentari saliranno ulteriormente, quindi sarebbe alquanto costoso per la Bce ridurre l'attuale inflazione mentre le aspettative a medio termine rimangono attorno al target. Altrimenti si dovrebbe affossare in modo significativo la domanda interna per far scendere l'inflazione.
I rappresentanti della Federal Reserve si sono trovati "generalmente d'accordo" sul taglio di un massimo di 95 miliardi di dollari al mese degli asset a bilancio dell'istituto centrale, un ulteriore strumento per tenere a bada l'inflazione. E' quanto emerge dai verbali dell'ultimo meeting della Federal Reserve nell'ambito del quale, a marzo, è stato varato un primo rialzo dei tassi da 25 punti base. I dettagli del programma sul bilancio presenti nelle minute sono in linea con le attese degli analisti e aprono la strada al varo il mese prossimo. Dalle minute è emerso anche che "molti" esponenti del board sono pronti ad alzare i tassi al ritmo di 50 punti base nei prossimi meeting.
Anche la Bce diffonderà a metà giornata i resoconti dell'ultimo meeting di politica monetaria in cui, a metà marzo, ha adottato toni più restrittivi del previsto e fatto capire con chiarezza che non intende interrompere il percorso di normalizzazione dei tassi a dispetto della crisi ucraina. La mossa allora ha colto di sorpresa il mercato che si aspettava un atteggiamento più cauto.
Dollaro sui massimi di due anni nei confronti di un paniere di divise dopo le indicazioni hawkish giunte dalle minute della Fed.