CAFFE’ ESPRESSO

6 aprile 2022 - Rischi in aumento sulla crescita e l'inflazione potrebbe diventare un problema secondario.

Gli Stati membri dell'Unione europea hanno concordato di porre fine a tutte le importazioni di combustibili fossili dalla Russia, a cominciare dal carbone. L’indipendenza energetica dalla Russia ha un costo proporzionale alla velocità con cui verrà attuata: le tensioni sul mercato obbligazionario sono lo specchio delle paure riguardo agli approvvigionamenti, all’inflazione e alla tenuta del sistema sociale europeo. Saremo disposti al razionamento energetico, ad una profonda recessione – non solo tecnica? Gli europei condivideranno questi sacrifici in nome della democrazia? Gli Stati dovranno mettere in campo ulteriori importanti misure a sostegno della trasformazione energetica aumentando ancora il proprio debito. Gli scenari sono tutt’altro che tranquilli. Gli operatori per ora ragionano solo in termini di alta inflazione e rialzo dei tassi per arginarla: la sensazione è che i problemi siano altri: come ripagare il debito senza crescita? Potrebbe diventare l’ultima delle preoccupazioni quella relativa all’inflazione. I prezzi delle materie prime rientreranno con una crescita che svanirà e quindi potrebbe diventare più problematico per gli Stati molto indebitati far fronte ai propri impegni. Questo è anche il motivo per cui i rendimenti dei Btp sono saliti più dei Bund con lo spread che si è allargato.

 

C’è poi un altro aspetto della crisi russo-ucraina che riguarda direttamente le banche e le imprese: il possibile aggravamento del quadro economico renderà probabile una revisione negativa delle stime sull'andamento dei crediti deteriorati, già per quest'anno attese in aumento con l'uscita dalle misure di emergenza pandemica. Ad alimentare i timori sull'impatto della guerra per il settore bancario italiano sono proprio gli effetti sulle imprese clienti, principalmente attraverso l'aumento dei prezzi di produzione. Non è tanto l'esposizione diretta a preoccupare, quanto piuttosto gli effetti di secondo livello che dalla guerra potranno derivare sulla clientela imprese: per esse aumenteranno i costi di produzione e si ridurranno i margini, diventando per alcune addirittura negativi, considerato che l'incremento dei prezzi alla produzione non potrà adeguarsi in modo simmetrico.

L'esposizione diretta del settore bancario italiano verso la Russia ammonta a circa 25 miliardi di dollari, pari allo 0,55% del totale delle attività delle banche italiane. Sono necessarie e urgenti adeguate politiche di supporto alla crescita sia in termini di politica monetaria, sia di politica di bilancio, sia di politica regolamentare sulle banche" affinchè il sistema bancario continui a fornire alle imprese le risorse finanziarie necessarie per gli investimenti per le riconversioni produttive e nuove infrastrutture per la transizione energetica e digitale.

 

A marzo il settore dei servizi in Cina si è contratto al ritmo più consistente in due anni. L'indice Pmi del comparto, a cura di Caixin, è crollato a 42,0 da 50,2 di febbraio.

 

Dopo che la scorsa settimana la dinamica dei prezzi al consumo ha toccato la cifra record di 7,5%, Bruxelles diffonde i numeri di febbraio sui prezzi alla produzione. Le attese sono per un incremento dell'1,3% su mese e del 31,5% su anno. Intanto ieri le aspettative per l'inflazione a lungo termine nel blocco hanno toccato il massimo dal luglio 2013.

 

Dollaro sui massimi di circa due anni sulle dichiarazioni restrittive di un esponente Fed mentre l'euro è zavorrato dalla prospettiva di nuove sanzioni contro la Russia.

Etichette: Aritmatica, Caffé Espresso |

I commenti sono chiusi.