Nei tre mesi al 30 settembre il prodotto interno lordo cinese mostra un'espansione di 0,2% su base congiunturale, al tasso tendenziale di 4,9%, minimo dal terzo trimestre 2020. Il risultato va confrontato con rispettivi 1,2% e 7,9% del secondo trimestre ma soprattutto con la mediana delle attese pari a 0,5% e 5,2%. A monte della frenata, dicono i dati a cura dell'istituto nazionale di statistica, i numerosi black out, le strozzature nel canale rifornimenti e nuovi focolai di epidemia.
Pubblicato mercoledì della scorsa settimana, l'ultimo sondaggio Reuters dedicato alla seconda economia mondiale prefigura per quest'anno una crescita di 8,2% seguita da un rallentamento a 5,5% nel 2022.
Movimenti contenuti sul mercato valutario a eccezione della discesa dello yuan, dopo il dato inferiore alle attese sul Pil cinese del terzo trimestre.
Borse leggermente negative sul dato cinese.
Il benchmark decennale Usa sui mercati asiatici rende 1,60%, in rialzo da 1,56% di venerdì. Il tasso del titolo di riferimento a due anni segna il massimo da 19 mesi, quello del 5 anni da febbraio dell'anno scorso.
Nonostante un miglioramento del mercato del lavoro tale da consentire l'avvio della riduzione degli acquisti di bond già il mese prossimo, i policymaker di Federal Reserve restano divisi sull'inflazione e su quello che bisognerebbe fare al riguardo, emerge dagli ultimi interventi di esponenti della banca centrale Usa.