CAFFE’ ESPRESSO

27 maggio 2021 - Fed, tassi, oro, bitcoin ...

Le rassicurazioni della Federal Reserve sul riemergere delle spinte inflazionistiche stanno portando ad un assestamento dei bond, venduti in modo massiccio nella prima parte del mese scorso a seguito del balzo dei prezzi al consumo registratosi in aprile. Il rendimento Treasury Note, ieri sui minimi delle ultime tre settimane, stanotte è tornato a muoversi all’insù perché, un po’ inaspettatamente, il vice presidente della  Fed, Richard Clarida, ha parlato della necessità di un ripensamento della politica monetaria. Nulla di davvero preciso ed esplicito, in termini di tempi e modi, ma l’accenno alla possibilità di ridimensionare gli acquisti mensili, pari a 120 miliardi di dollari mese, c’è stato: Clarida ha detto che la discussione inizierà a suo avviso, tra qualche riunione del FOMC, traducendo, dopo l’estate o forse addirittura a fine anno.

 

Se il numero due della banca centrale americana comincia a preparare il terreno ad un ridimensionamento della terapia dei tassi ultra bassi somministrata in modo abbondante da oltre un anno è anche perché la massa ingente di liquidità immessa sta ricominciando a creare qualche problema. La massa di denaro in circolazione è così ampia che molto banche non sanno bene cosa farne e la parcheggiano pressa la Fed attraverso le operazioni di riverse repo. In cambio non ricevono nulla, anzi, pagano un piccolo pedaggio di circa un paio di punti di base. Presso la banca centrale ci sono oggi circa 400 miliardi di dollari di liquidità parcheggiata, una massa enorme, apportata da oltre 50 soggetti, il segno che sono in tanti a non saper cosa fare dei soldi. Il risultato, sul mercato, è una discesa dei tassi di remunerazione della liquidità in continua discesa: ormai siamo intorno ai 10 punti base, livello che mette in crisi i fondi monetari, interlocutori finanziari cruciali per tutto il sistema. La curva dell’inflazione prevista è tornata in questi giorni ad essere invertita, quella a due anni è circa 40 punti base sopra quella a dieci anni, i tech ed il Nasdaq sono risaliti, ma lontano dai riflettori, nel maxi mercato della liquidità riservato ai professionisti, i segnali di preoccupazione ci sono. Ecco quindi arrivare le parole di Clarida ad avvisare che qualcosa a breve, anche se non tanto a breve, cambierà.

 

I segnali di mal funzionamento degli ingranaggi del mercato finanziario all’ingrosso danno forza all’oro stamattina a 1.906 dollari l’oncia: siamo in prossimità dei massimi da inizio anno. A favore dell’oro il ridimensionamento delle criptovalute.

 

Il rally delle materie prime, fortissimo nella prima parte del mese, ha perso forza: da qualche giorno è un su e giù che ridà fiato all’industria della trasformazione e contribuisce a moderare le spinte inflazionistiche. La Cina, da mesi il grande compratore responsabile numero uno della corsa dei prezzi, da qualche settimana sta facendo di tutto per raffreddarli. Stanotte il presidente del mercato dei future di Shanghai, ha detto nel corso di un evento dedicato ai derivati finanziari, che c’è il massimo di allerta sui trading anomali e zero tolleranza sulle “speculazioni maliziose”.

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