CAFFE’ ESPRESSO

3 giugno 2020 - E ora più attenzione e dati macro...

Ancora forte l’euro. L'indice Ism manifatturiero Usa (43,1)è risultato leggermente sotto le attese (43,7) con il mercato che inizia a guardare non tanto il dato in se, non ci aspettiamo infatti delle reazioni direzionali sulla pubblicazione ne’ del dollaro ne’ delle borse, quanto una possibile ripresa dell’attività economica. Stenta a tornare verso la soglia di 50 spartiacque tra espansione e contrazione economica. In generale comunque inizia, gradualmente, ad essere il momento di tornare ad appuntarsi i dati macro, per iniziare a costruire il quadro generale che ci porterà, verosimilmente verso metà luglio, a stimare con maggior precisione l’impatto che lo stop da Covid avrà sulle diverse economie, il che potrebbe avere effetti direzionali importanti sui mercati. Se quindi finora ignoravamo i dati ora tornano ad essere di supporto alle valutazioni. Lo stesso indice cinese questa mattina è tornato sopra 50. Quello che sorprende in questa fase è l’ottimismo dei mercati. Nella settimana in cui lo S&P500 ha di nuovo superato la soglia psicologica dei 3.000 punti, l’America è sotto scacco da parte di migliaia di manifestanti che protestano anche violentemente per l'uccisione di un afroamericano da parte delle forze dell' ordine durante una procedura di arresto. L' evento è sembrato la scintilla per scatenare un'ondata di manifestazioni anche violente da parte della classe meno abbiente, la più danneggiata durante la fase di lockdown che è costata in dieci settimane la perdita di oltre 40 milioni di posti di lavoro, parte dei quali non sarà recuperata nei prossimi mesi. La situazione economica del Paese è senza precedenti nonostante gli interventi realizzati a sostegno di famiglie ed imprese da parte del governo e indirettamente anche dalla Federal Reserve. Proprio l' immediato intervento pubblico, al pari della riapertura di molte attivita' nel Paese, ha scatenato un forte recupero dei listini americani tornati molto vicini ai livelli antecedenti al lockdown del Paese. L' indice S&P500 segna un modesto rialzo da inizio anno, mentre il Nasdaq guadagna ben otto punti percentuali. La crisi sui mercati americani sembra sia durata solo tre settimane, nel mese di marzo, mentre ora il mercato azionario scommette su una pronta ripresa del ciclo economico. In realtà le previsioni sulla futura ripresa, per quanto poco attendibili, non sono l' elemento trainante della ripresa di Wall Street. Il sostegno del mercato azionario e' stato assicurato nell' ultimo decennio, anche nelle poche fasi di debolezza, sia dalla Federal Reserve che dai buybacks. La Banca Centrale americana ha iniettato 7,1 trilioni di dollari nel sistema finanziario dal 2009 ad oggi, di cui ben 2,9 solo negli ultimi due mesi. Una simile quantità di denaro è anche questa volta stata utilizzata dalle grosse istituzioni finanziarie (banche ed hedge funds) per acquistare azioni sostenendo il mercato nel momento in cui era precipitato di quasi il 40% in poco più' di 15 sedute. Poco importa che gli utili aziendali e le previsioni future stiano precipitando mentre i dati macroeconomici delle ultime settimane si allineano a quelli successivi la Crisi Finanziaria del 2008 ed in alcuni casi siano addirittura ben peggiori. In aggiunta, Wall Street sembra ignorare anche le nuove tensioni politiche emerse nei giorni scorsi tra Stati Uniti e Cina sulle accuse da parte di Washington nei confronti di Pechino per la diffusione planetaria del virus e successivamente per la restrizione delle libertà nella colonia di Hong Kong. La potenza di fuoco messa di nuovo in campo dalla Federal Reserve ha centrato l' obiettivo di ristabilire la tranquillità sui mercati finanziari, guadagnando tempo per evitare dolorosi fallimenti di importanti società, fulcro dell' attività economica del Paese. Tuttavia la liquidità non sostituisce all' infinito la solvibilità di un' azienda, vale a dire la sua capacità di pagare i fornitori (anche quelli finanziari), in presenza di cali di fatturati. La societa' consumistica americana e' stata costruita nell' ultimo mezzo secolo sull' aumento esponenziale delle spese private, utilizzando spesso la leva del debito per poter continuare a sostenere lo stesso livello di consumi anche in periodi economici meno floridi. Fino all' imposizione del lockdown, i consumi privati costituivano oltre i due terzi della crescita del Pil e si teme per una loro contrazione nei prossimi mesi in virtu' di un numero di disoccupati senza precedenti che si somma ad un livello di debito privato già assai elevato ed insostenibile all' infinito. Il mercato azionario dovrà cercare di dribblare tutte queste mine nelle prossime settimane. L' appoggio incondizionato della Fed ai mercati finanziari resta comunque la miglior terapia per il lancio dei listini oltre i massimi di fine febbraio.

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