La Grecia comprime il rendimento del Bund.

Durante la settimana le indecisioni politiche sul caso greco hanno convogliato flussi di acquisti sui Bund tedeschi i cui rendimenti sono abbondantemente scesi (Bund 10 si è affacciato sotto il 3,05%). Il Bond 10 è al 3,86% dal 3,63% di venerdì scorso. Ha pesato sull’obbligazionario Usa la tiepida accoglienza delle ingenti aste settimanali (118 mld) che ripropone il tema della capacità del mercato di assorbire l’enorme richiesta di titoli per finanziare l’esplosione dei deficit. Lo spread tra il Bund 10 e il Bond 10 si è aperto dai 56 centesimi di venerdì scorso ai 70 di oggi.


26 marzo 2010

Durante la settimana le indecisioni politiche sul caso greco hanno convogliato flussi di acquisti sui Bund tedeschi i cui rendimenti sono abbondantemente scesi (Bund 10 si è affacciato sotto il 3,05%). Il successivo annuncio di un accordo ha condotto ad un rialzo del decennale tedesco dai minimi, riportandolo su livelli (3,15%) poco superiori a quelli della scorsa settimana (3,13%). Un modesto rialzo che non ha nulla a che vedere con quanto avvenuto sul gemello Usa: il Bond 10 è al 3,86% dal 3,63% di venerdì scorso. Ha pesato sull’obbligazionario Usa la tiepida accoglienza delle ingenti aste settimanali (118 mld) che ripropone il tema della capacità del mercato di assorbire l’enorme richiesta di titoli per finanziare l’esplosione dei deficit. Lo spread tra il Bund 10 e il Bond 10 si è aperto dai 56 centesimi di venerdì scorso ai 70 di oggi.

I tassi Irs 5-10 anni, legati a doppio filo all’andamento del Bund hanno sfruttato la situazione per scendere momentaneamente sotto il 2,40% e 3,30%, livelli sopra cui si sono riportati post accordo sulla Grecia (Irs 5-10 oggi al 2,46% e 3,35%, sostanzialmente in linea con quelli di una settimana fa). E’ stata complessivamente una settimana condizionata da aspetti speculativi per quanto riguarda la parte lunga dei tassi a medio-lungo termine: nel momento in cui i mercati inizieranno a concentrarsi sulle variabili macroeconomiche non escludiamo il ritorno dei tassi Irs 5-10 anni verso/oltre il 2,50%- 3,40%. I segnali che sono giunti in settimana sul fronte della crescita hanno sorpreso positivamente (indici Pmi europei e Ifo tedesco) corroborando l’ipotesi di un potenziale rialzo. E’ vero che l’inflazione europea nei primi due mesi (somma variazioni mensili –0,5%) è risultata modesta rispetto alla media storica, ma è anche vero che l’Euro debole potrebbe riservare qualche sorpresa nei prossimi mesi e in ogni caso l’inflazione tendenziale si attesterà a cavallo dell’1% contro una chiusura ’09 allo 0,3%.

L’Irs 2 anni (1,51%) è l’unico che oggi si presenta su livelli inferiori a quelli di venerdì scorso. Questo grazie all’ulteriore calo dei tassi Future Euribor 3 mesi (circa 4 centesimi sulle scadenze ’10 e 3 centesimi su quelle per il primo semestre ’11) e ad una lieve riduzione dello spread Irs – Bund 2 anni sceso dallo 0,63% all’attuale 0,59%. Con un Bund 2 anni (0,92%), che non ha più spazi di discesa, un ulteriore calo dell’IRS 2 anni è legato alla diminuzione di tale spread. La riduzione di esso è a sua volta legata ad un eventuale nuovo miglioramento del rischio interbancario. Su questo fronte si sta assistendo nelle ultime sedute ad accenni di lieve miglioramento, ma i mercati attualmente non forniscono spazi di particolare ottimismo: lo spread Euribor 3 mesi – Ois 3 mesi oggi allo 0,27% è visto scendere solo di pochi centesimi nel corso del ’10-’11.

L’Euribor 3 mesi non accenna ad invertire direzione di marcia (cosa che nelle ultime settimane è avvenuta sul Libor Usd 3 mesi salito da area 0,25% a 0,29%) segnando un nuovo minimo storico a 0,636%. Tra tre mesi l’Euribor è atteso allo 0,70%, per fine anno all’1,10% e all’1,56% per metà ’11.

Tendenzialmente condividiamo quanto indicato dai tassi Future per il ’10; non escludiamo tuttavia che se i prossimi dati Usa fossero particolarmente positivi la Fed potrebbe decidere di abbandonare la politica di tassi zero già in tarda estate/inizio autunno, prima di quanto i mercati oggi prevedano (rialzo di 0,25% per novembre), con conseguente parziale effetto traino sui tassi attesi Euribor.

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