CAFFE’ ESPRESSO

25 marzo 2026 - Incominciano ad emergere le conseguenze sull'economia.

La situazione in MO sta creando scenari di stagflazione ma allo stesso tempo una tregua può condurre ad un repricing significativo come avvenuto ieri con i mercati in balìa delle dichiarazione del presidente americano. Gli operatori però sembra vogliano cogliere qualsiasi sfumatura positiva per riprendersi: questo è sicuramente un segnale di ottimismo. La volatilità resta elevatissima; in pochi minuti si possono vedere variazioni molto importanti. C’è una fetta di investitori che è convinta che la guerra si possa risolvere in poco tempo e ha paura di essere tagliata fuori dal conseguente rimbalzo.
Dopo avere sperato lunedì in un allentamento delle tensioni in Medio Oriente, gli investitori si sono mostrati ieri più cauti e i rendimenti del Btp che sono tornati a salire dopo la flessione in avvio di settimana.
Unica indicazione della giornata è l'indice Ifo che misura la fiducia delle imprese tedesche: questo mese dovrebbe avere registrato un deciso peggioramento (86,1 nel consensus) rispetto all'88,6 di febbraio. Si tratta della prima rilevazione dell'indicatore dallo scoppio della guerra in Iran. Ieri i Pmi relativi a marzo hanno evidenziato che l'espansione del settore privato in Germania ha subìto un rallentamento portandosi sui minimi degli ultimi tre mesi, e che nella zona euro la crescita è quasi in stallo, con la guerra in Iran che gonfia i costi dei fattori di produzione ai livelli più alti degli ultimi tre anni e ha provoca le peggiori interruzioni della catena di approvvigionamento da metà 2022.
Dalle minute dell'ultima riunione sui tassi si legge che molti banchieri centrali ravvisano la necessità di continuare ad alzare i tassi. Una parte dei consiglieri di Banca del Giappone esprimeva del resto un orientamento restrittivo già nel consiglio di gennaio, prima che la guerra con l'Iran facesse impennare i prezzi del greggio. Dai verbali emerge anche l'invito a una maggiore vigilanza sull'impatto dello yen debole sull'inflazione, ritenuto più rilevante rispetto al passato poiché le aziende trasferiscono con maggiore facilità l'aumento dei costi di importazione e del lavoro.
Poco mosso il mercato valutario, che attende chiarezza sul futuro del conflitto tra Usa e Iran dopo le parole di Trump. I futures sui Fed Fund Usa segnalano nel frattempo una probabilità maggiore di strette sui tassi in risposta alle pressioni di inflazione.
Scivolano di circa 4% le quotazioni dei contratti derivati sul petrolio, reagendo ai commenti del presidente Usa che fanno pensare a passi in avanti per la conclusione del conflitto che blocca lo stretto di Hormuz. Il futures sul Brent viaggia in calo di 4 dollari e 21 cent a 100,28 dollari il barile e quello sul Nymex di 3 dollari e 8 cent a 89,27 dollari.

Etichette: Aritmatica, Caffé Espresso |

I commenti sono chiusi.