Gli Stati Uniti vanno alle urne per le elezioni di metà mandato, che decideranno la nuova composizione di Camera e Senato con effetti importanti sugli ultimi due anni di presidenza Trump. Diversi analisti non si aspettano comunque grandi cambiamenti sul fronte delle politiche economiche, perché negli ultimi due anni gran parte dell’agenda dell’amministrazione è stata portata avanti tramite ordini esecutivi. In prima battuta, i mercati leggerebbero un buon risultato dei Repubblicani come positivo per l’azionario e negativo per i bond, mentre una vittoria netta dei Democratici avrebbe l’effetto opposto tra i timori di regolamentazione più severa sull'IA, si legge in una nota alla clientela della società di gestione del risparmio globale. L’attenzione degli investitori resterà comunque concentrata sull’Iran, con la Casa bianca che ha lasciato intendere margini per un’escalation subito dopo il voto.
Ieri i rendimenti del blocco europeo - inclusi quelli francesi nonostante il taglio dell'outlook annunciato venerdì da Fitch - sono scesi nettamente grazie al forte calo dei prezzi del greggio sulla scia dell'ottimismo per i negoziati per la fine del conflitto in Medio Oriente. Occhi anche sul Belgio, dove il rendimento del decennale si è spinto al 4,41% mentre il governo è sull'orlo del collasso dopo il fallimento di un nuovo round di negoziati notturni sulla legge di bilancio per il prossimo anno. L'aumento dei rendimenti dei governativi belgi tra settembre e ottobre è stato il secondo più marcato tra i Paesi euro, superato solo da quello della Francia.
Dopo la brusca flessione segnata ieri (-6%), le quotazioni del petrolio sono tornate a salire negli scambi asiatici stamani. Gli investitori valutano lo stato dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, nella speranza di una normalizzazione delle forniture dall'area mediorientale. Gli Usa hanno effettuato stanotte raid contro l'isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Il futures sul Brent viaggia in rialzo a 105,83 dollari il barile.
Da segnalare il forte calo dello yuan cinese - il più pesante degli ultimi sei mesi a livello giornaliero nei riguardi del dollaro - dopo che la banca centrale ha annunciato un aumento della quota di valuta estera che gli istituti finanziari devono accantonare come riserva. In una nota diffusa oggi, People's Bank of China (PBOC) ha reso noto che aumenterà di 2 punti percentuali il coefficiente di riserva obbligatoria, portandolo al 6% dal 4%, con effetto dal 15 novembre.
CAFFE’ ESPRESSO
3 ottobre 2026 - In attesa del risultato Usa.
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