CAFFE’ ESPRESSO

26 agosto 2026 - In calo il prezzo del petrolio per il quarto giorno.

L'Iran ha fatto sapere di aver ripreso i colloqui con il vicino Oman per gestire lo Stretto di Hormuz, mentre si trova ad affrontare una crescente pressione economica da parte della Casa bianca. I due Paesi hanno dichiarato ieri di aver discusso la creazione di "un corridoio navigabile temporaneo congiunto" attraverso la via d'acqua e di aver concordato di procedere alla bonifica dell'area dalle mine. Nonostante le scarse prove di un imminente allentamento dei problemi di approvvigionamento, la notizia ha spinto ulteriormente verso il basso le quotazioni del petrolio, alla loro terza seduta consecutiva in flessione. Il futures sul Brent viaggia in calo a 87,07 dollari il barile.
Il focus si sposterà oltreoceano nel primo pomeriggio, con la diffusione dell'aggiornamento di luglio dell'indice Pce core sulle spese personali, misura dell'inflazione particolarmente monitorata in chiave Fed. Il consensus converge su un dato tendenziale stabile al 3,3%.
Replicando alle recenti tariffe introdotte da Washington, il Canada ha imposto ieri dazi di ritorsione su circa 20 miliardi di dollari di importazioni annue provenienti dagli Stati Uniti. I controdazi entreranno in vigore l'8 settembre e prevedono aliquote del 15%, 25% e 50% su circa 700 prodotti importati dagli Usa.
La Banca del Giappone agirà più rapidamente di quanto previsto e aumenterà nuovamente i tassi d'interesse già il mese prossimo almeno stando ad un sondaggio. I risultati riflettono in parte la crescente preoccupazione della banca centrale per le pressioni inflazionistiche derivanti dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ma anche per la persistente pressione al ribasso sullo yen, nonostante il raro intervento congiunto sul mercato valutario da parte di Giappone e Stati Uniti avvenuto il mese scorso. BoJ ha portato i tassi all'1% a giugno, il livello più alto degli ultimi trent'anni.

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