I rendimenti euro sono scesi in modo netto dopo che le aperture tra Usa e Iran hanno causato un brusco calo delle quotazioni del greggio, innescando un ridimensionamento delle scommesse sull'inasprimento monetario Bce.
Il futures sul Brent ha chiuso in ribasso di quasi l'8% ieri, poco sopra i 101 dollari al barile, dopo un tuffo sotto la soglia psicologica dei 100 dollari per la prima volta dal 22 aprile.
In attesa delle richieste settimanali di disoccupazione, che verranno diffuse nel pomeriggio e dovrebbero mostrare un lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione, e dei dati governativi sugli occupati non agricoli (in agenda venerdì e visti in deciso calo), ieri i numeri Adp sul settore privato Usa hanno fotografato una crescita in aprile superiore al previsto. La stabilità del mercato del lavoro sta per ora sostenendo le attese dei mercati finanziari secondo cui la banca centrale statunitense manterrà i tassi di interesse invariati quest'anno, nonostante l'arrivo alla presidenza del trumpiano Kevin Warsh.
Le odierne elezioni amministrative britanniche sono sotto i riflettori degli investitori obbligazionari globali, preoccupati che un risultato deludente per il Partito Laburista al governo possa aprire la strada ad una sfida alla leadership, riaccendendo i timori sul fronte fiscale. I costi di finanziamento del Regno Unito restano i più alti tra le economie avanzate e sono aumentati più che altrove a causa della guerra, data la vulnerabilità del Paese all’aumento dei prezzi dell’energia. Qualsiasi ulteriore rialzo aggraverebbe la pressione sui conti pubblici.
Molti membri del board ritengono necessario aumentare i tassi se lo shock energetico dovesse protrarsi, generando effetti di secondo impatto sull’inflazione, secondo quanto emerge dai verbali, diffusi stanotte, della riunione del 18 e 19 marzo in cui l'istituto è rimasto on-hold. La discussione evidenzia l’orientamento restrittivo dell'istituto, che potrebbe rafforzare le aspettative di mercato per un inasprimento già a giugno, mentre l’aumento dei costi del petrolio si aggiunge alle pressioni inflazionistiche già in crescita, alimentate da uno yen debole e da salari in aumento costante.
Il Giappone non ha vincoli sulla frequenza con cui può intervenire nei mercati valutari ed è in contatto quotidiano con le autorità statunitensi, ha dichiarato un alto funzionario nipponico, rafforzando la disponibilità di Tokyo a intervenire sul mercato per sostenere lo yen.
CAFFE’ ESPRESSO
7 maggio 2026 - Rendimenti correlati al prezzo del petrolio.
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