CAFFE’ ESPRESSO

23 marzo 2026 - Pesante inizio di settimana per borse e obbligazioni.

Il presidente Usa ha detto sabato che Washington "annienterà" le centrali iraniane se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro 48 ore. Le autorità iraniane hanno risposto domenica avvertendo che colpiranno infrastrutture statunitensi ed energetiche nella regione.
Venerdì il greggio è salito ai massimi degli ultimi quattro anni, segnando un rialzo settimanale di quasi il 9% a circa 112 dollari al barile. Stamattina sale ancora portandosi a 114. Borse in netto calo.
Secondo diversi analisti i prezzi resteranno elevati finché il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz sarà interrotto, e probabilmente anche dopo. Il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito che potrebbero volerci fino a sei mesi per ripristinare i flussi di petrolio e gas dal Golfo mediorientale. L'agenzia sta valutando il rilascio di ulteriori riserve. I prezzi europei del gas sono schizzati del 35% la scorsa settimana.
Btp 10 al 3,95% sui massimi da un anno; 90 punti base per lo spread sul Bund livello più elevato dagli inizi di settembre. Il mercato è reduce dal violento sell-off di venerdì, innescato da un repricing globale sui tassi delle banche centrali, con gli operatori che hanno iniziato a prezzare la possibilità di un rialzo Fed a dicembre, oltre a due mosse di inasprimento da parte della Bce a partire da aprile. I rendimenti italiani sono aumentati molto più rapidamente rispetto a quelli degli altri paesi euro, principalmente a causa della maggiore dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, dicono gli operatori. Dall'inizio della guerra contro l'Iran i tassi del Btp a 10 anni sono saliti di quasi 70 punti, contro i 50 degli omologhi francesi e inglesi. Lo spread con il Bund è balzato di quasi 30 centesimi. Venerdì Moodys si esprimerà sul rating di Roma.
L'aggiornamento di marzo dell’indice Pmi composito dell’eurozona offrirà domani una prima indicazione su come la guerra stia influenzando il sentiment delle imprese. Occhi anche sull'indice sulla business confidence tedesca, a cura dell'Ifo, in agenda mercoledì. Anche in questo caso il consensus converge su un ribasso. L'istituto tedesco ha avvertito che se i prezzi dell'energia dovessero rimanere significativamente elevati per un periodo di tempo prolungato potrebbero ridurre di 0,2 punti percentuali la crescita della prima economia europea quest'anno, stimata al momento allo 0,8%. L'effetto si protrarrebbe fino al 2027, con un Pil a +0,8% dal +1,2% attualmente ipotizzato.
L'ondata risk-off indotta dalla guerra sostiene il dollaro.

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