La settimana che avrà il suo momento cruciale domani, con il dato sull’inflazione negli Stati Uniti, è iniziata in Asia Pacifico con un rialzo generalizzato dei pochi mercati finanziari aperti.
Gli operatori saranno impegnati a digerire le ultime novità in campo Bce. Dopo il rialzo record della scorsa settimana, alcune banche ipotizzano che Francoforte possa replicare un intervento della stessa entità anche al meeting di ottobre. I banchieri di Francoforte inoltre vedono un rischio crescente di dover alzare il tasso di riferimento al 2% o anche oltre per contrastare il balzo dell'inflazione nonostante una probabile recessione. Questo, a quanto si apprende, probabilmente avverrebbe se le prime stime a cura dello staff Bce sull'inflazione nel 2025, che verranno rese note in dicembre, saranno ancora oltre il 2%.
Rinviata al 22 settembre alle 13 la riunione della Banca d'Inghilterra prevista giovedì 15 settembre dopo la morte della regina Elisabetta.
In attesa dei dati Usa sull'inflazione di agosto in agenda per domani, venerdì scorso i banchieri centrali della Fed si sono espressi di nuovo a favore di un corposo intervento per tenere a bada i prezzi al consumo. Secondo il consensus i prezzi dovrebbero portarsi a 8,1% su anno rispetto a 8,5% di luglio.
La Banca del Giappone dovrebbe, in linea con le attese, porre fine al piano di finanziamento messo in campo contro la pandemia e discutere gli aggiustamenti alla guidance. La decisione definitiva verrà presa al meeting del 22 settembre quando l'istituto centrale dovrebbe mantenere i tassi ultra-bassi.
A luglio la crescita del Pil Uk si ferma a 0,2% su mese (0,4% le attese). Nello stesso mese la produzione industriale cresce al ritmo tendenziale di 1,1% da 1,9% del consensus.
Euro al massimo da oltre tre settimane sul dollaro dopo che fonti secondo cui la Bce vede un rischio crescente di dover portare a 2% o oltre il tasso di riferimento.