Alla proposta dell'Ucraina nell'ambito dei colloqui con Mosca di adottare lo stato di neutralità, sono seguite notizie di altri attacchi sul campo mentre Kiev guarda con scetticismo alla promessa russa di ridurre le operazioni militari nei pressi della capitale ucraina. I mercati invece considerano – forse un po’ ottimisticamente – il risultato dei negoziati un importante passo avanti visto il rally delle borse di ieri con quelle asiatiche stamattina anch’esse positive. Prime indicazioni neutrali sulle borse europee. Il rialzo dell’azionario potrebbe spingere a qualche presa di profitto da parte di chi ha avuto l’opportunità di comprare nelle scorse settimane; una parte potrebbe essere riposizionata sull’obbligazionario che ha visto i rendimenti salire ai massimi degli ultimi anni.
Lo yen si apprezza su dollaro in modo importante per il secondo giorno consecutivo. Il cross scende a 121,8, dai massimi degli ultimi sei anni toccati a inizio settimana.
Il Treasury Note a dieci anni, arrivato ieri vicino alla soglia d’allarme di 2,50% di rendimento, tratta stamattina a 2,34%. Lo spread tra il decennale ed il biennale, sceso ieri in negativo, stamattina è di nuovo positivo, a 3 punti base. L’inversione della curva, evento che secondo molte teorie statistico economiche, anticipa l’arrivo della recessione, è stato uno dei temi di discussione sui media nelle ultime ore. La maggior parte dei commentatori afferma che l’evento ha una rilevanza seria quando dura un tempo congruo, un’inversione episodica, ha poco significato. Il tratto della curva Usa a 2-10 anni si è brevemente invertito ieri per la prima volta dal settembre 2019, con gli investitori che scommettono sul fatto che una politica aggressiva di irrigidimento monetario da parte della Federal Reserve possa avere ripercussioni sull'economia Usa nel lungo periodo. Il fatto che i rendimenti dei bond a lunga scadenza siano inferiori a quelli a breve indica una mancanza di fiducia nella crescita futura e viene spesso considerato un campanello d'allarme di una recessione. Ieri lo spread 10-2 anni sulla curva Usa è sceso a -3 punti base. Dalla curva Usa però arriva anche un messaggio di segno opposto: lo spread tra i tassi dei titoli a 3 mesi e quelli a 10 anni ha visto uno 'steepening' questo mese, il che può essere letto come un indicatore di espansione economica.
Appuntamento clou delle aste di fine mese con il collocamento a medio lungo in cui il Tesoro mette a disposizione un massimo di 6,5 miliardi nel Btp a 5 e 10 anni. I rendimenti sono visti in deciso rialzo rispetto all'asta di fine febbraio in un movimento che ricalca quello del mercato obbligazionario globale e che trae origine dal percorso di irrigidimento della politica monetaria delle banche centrali e dalla guerra in Ucraina. Ieri in chiusura, il tasso del titolo 1 aprile 2027 valeva circa 1,40% rispetto all'1,07% dell'ultima asta e, in parallelo, quello del benchmark 1 giugno 2032 2,13% da confrontare con l'1,81% precedente. In ambo i casi, se confermati, si tratterebbe di massimi da maggio 2019.
L'istituto centrale nipponico ha potenziato gli sforzi per difendere il tetto sui rendimenti offrendosi di acquistare altri titoli di Stato sulla curva anche attraverso operazioni di mercato di emergenza, non previste.
Nell'ambito di un generalizzato deterioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese a livello di zona euro, la Commissione Ue diffonde in mattinata la lettura di marzo dell'economic sentiment. In un mercato sempre più sensibile alla dinamica sui prezzi al consumo, Berlino diffonde la stima flash sull'inflazione di marzo. Le attese per il dato armonizzato, a perimetro annuo, convergono su una lettura a 6,7% da paragonare con il 5,5% di febbraio, già massimo da circa 30 anni. Il dato assume particolare rilevanza in vista dell'analogo indicatore relativo all'intera zona euro che verrà reso noto venerdì. La ricca agenda macro prosegue nel pomeriggio con i numeri Adp di marzo sul settore privato statunitense - considerati tradizionalmente un affidabile anticipatore del dato governativo in agenda per venerdì - e con la lettura finale del Pil del quarto trimestre. Dovrebbe essere confermata a 7,0% la lettura finale del Pil.
Numerosi interventi delle autorità monetarie. L'attenzione sarà concentrata sul percorso di rialzo dei tassi da parte di Francoforte. Dall'altra parte dell'Atlantico, ieri il presidente della Fed di Filadelfia ha detto di preferire una serie "sistematica" di rialzi dei tassi di un quarto di punto pur essendo aperto a rialzi da mezzo punto se necessario.