La riduzione dell'acquisto di titoli inizierà probabilmente a novembre, ha detto ieri la Federal Reserve al termine del suo meeting, segnalando che i rialzi dei tassi di interesse potrebbero seguire più rapidamente del previsto. Il presidente Jerome Powell ha legato in qualche modo l'avvio del 'tapering' dopo il meeting del 2-3 novembre alla crescita dell'occupazione a settembre - il dato sui payroll non agricoli è atteso a inizio ottobre - che dovrebbe essere "ragionevolmente forte". Dal comunicato di politica monetaria e dalle proiezioni economiche della Fed emerge che nove esponenti su 18 sono pronti ad alzare i tassi il prossimo anno in risposta a un'inflazione che la banca centrale ora vede al 4,2% quest'anno, oltre il doppio rispetto al suo obiettivo del 2%.
Si conclude oggi la riunione della Bank of England: con le aspettative di inflazione che mostrano un balzo record a settembre, alcuni analisti vedono la possibilità di un messaggio 'hawkish'. I mercati finanziari si aspettano che la BoE inizi ad alzare i tassi di interesse all'inizio dell'anno prossimo, forse già a febbraio, anche se la maggior parte degli economisti colloca una mossa in questo senso verso la fine del 2022.
Norges Bank oggi dovrebbe mettere fine all'era dei tassi zero diventando la prima banca centrale in ambito G10 ad alzare i tassi di interesse. Secondo la maggiore parte degli economisti sentiti per un sondaggio, l'istituto norvegese dovrebbe operare un altro rialzo nel quarto trimestre e ulteriori tre nel 2022.
Sul fronte Bce, in mattinata verranno diffusi i risultati della nuova operazione del Tltro III.
La seduta riparte da 0,66% per il tasso benchmark 2031 e 99 punti base per il differenziale di rendimento Italia-Germania sul segmento dieci anni. Ieri il rendimento del decennale ha visto un repentino calo dopo l'indiscrezione di Bloomberg sul fatto che il Tesoro avrebbe deciso di non fare ricorso a emissioni sindacate nelle prossime settimane.
Il benchmark decennale sui mercati asiatici rende 1,328%, in ribasso di 0,003 rispetto alla chiusura a 1,331%.
DATI MACROECONOMICI
ZONA EURO
Stima PMI manifatturiero Markit settembre (10,00) - attesa 60,3.
Stima PMI servizi Markit settembre (10,00) - attesa 58,5.
Stima PMI composito Markit settembre (10,00) - attesa 58,5.
USA
Nuove richieste sussidi disoccupazione settimanali (14,30) - attesa 320.000.
Indice attività nazionale agosto (14,30).
Stima PMI manifatturiero Markit settembre (15,45) - attesa 61,5.
Stima PMI servizi Markit settembre (15,45) - attesa 55,0.
Stima PMI composito Markit settembre (15,45).
Indice leading indicator agoto (16,00) - attesa 0,7% m/m.
SPECIALE FED
Le proiezioni economiche FED indicano un pil al +5,9% quest’anno, rivisto dal +7% delle stime di giugno, ma al +3,8% nel 2022, dal +3,3%,e al +2,5% per il 2023, dal 2,4%. La prima previsione per il 2024 punta al 2%. Di conseguenza il tasso di disoccupazione è stato rivisto al 4,8% per quest’anno (dal 4,5%) ma confermato al 3,8% e al 3,5% per 2022 e 2023. Per il 2024 è ugualmente indicato un 3,5%. Il rinvio dell’annuncio del tapering è probabilmente legato, oltre che alle incertezze sulla pandemia, al peggioramento delle prospettive di breve periodo. Invariato al 2,5% il livello dei tassi “di lungo periodo”, neutrali.
L’inflazione è stata invece rivista al rialzo al 4,2%, dal 3,4% di giugno, per il 2021; al 2,2% dal 2,1% per il 2022, invariata al 2,2% per il 2023 e al 2,1% per il 2024. Rivista al rialzo anche la core inflation: 3,7% per il 2021 (dal 3%), 2,3% per il 2022, 2,2% per il 2023 (era 2,1%, a giugno, per entrambi gli anni). Potrebbe essere al 2,1% nel 2024.
A questo leggero aumento delle preoccupazioni fa riscontro una piccola novità nei “dot”, i puntini con cui ciascun componente del Comitato indica le proprie previsioni sui tassi. La mediana per il 2022 è aumentata, passando dallo 0,125% - che corrisponde ai tassi attuali, 0-0.25% - allo 0,25%. I banchieri centrali che immaginano tassi fermi anche l’anno prossimo sono diventati nove, mentre erano dodici a giugno. Almeno un governatore che immaginava due rialzi ora ne indica tre.
Si è quindi modificata, di conseguenza, anche la previsione - in realtà un’aggregazione di proiezioni - per il 2023. La mediana passa dallo 0,625% (ossia 0,5-0,75%) fino all’un per cento: sono quasi due rialzi dei tassi in più; mentre per il 2024, per la prima volta preso in considerazione, il Fomc prevede tassi all’1,75%.
Prendendo come base previsionale i contratti Future sui Fed Fund la probabilità di tassi fermi a 0-0,25% è sopra l’80% fino a luglio 2022; scende al 50% per novembre 2022 (al 40% le attese di un rialzo a 0,25-0,50) mentre per dicembre 2022 le probabilità di un rialzo a 0,25-0,50 salgono al 50% superando quelle di tassi fermi e sono al 25% le probabilità di un rialzo a 0,50%-0,75%.
La Federal Reserve ha annunciato ieri di voler cominciare a ridurre l'acquisto mensile di bond a partire da novembre, segnalando anche che un aumento dei tassi di interesse potrebbe giungere prima del previsto.
La svolta leggermente restrittiva della banca centrale statunitense è stata comunicata nel nuovo policy statement e nelle proiezioni economiche, che hanno mostrato come nove dei 18 esponenti Fed siano pronti ad alzare i tassi di interesse l'anno prossimo per rispondere all'inflazione, che secondo i calcoli della banca centrale dovrebbe raggiungere quota 4,2% quest'anno, più del doppio del target di 2%.
La progressiva uscita dal programma di acquisti di bond, del valore di 120 miliardi di dollari al mese, potrebbe avere inizio dopo il meeting del 2-3 novembre, a condizione che la crescita dei posti di lavoro negli Stati Uniti a settembre rimanga "ragionevolmente solida", ha spiegato il presidente della Fed Jerome Powell durante una conferenza stampa alla fine del vertice di due giorni terminato ieri. Il report sulla crescita dei posti di lavoro non agricoli per settembre sarà pubblicato ad inizio ottobre, e sarà l'ultimo disponibile prima del nuovo incontro della Fed ad inizio novembre.
"Non servirebbe un report incredibilmente solido " per dare il via al "taper" del programma di acquisto di bond, e il processo dovrebbe giungere a conclusione verso la metà del prossimo anno, ha detto Powell.
Questa tabella di marcia ha acquisito un significato ulteriore. La Fed vuole terminare il programma di acquisti di titoli di Stato e di titoli coperti da ipoteca prima di alzare i tassi di interesse, e le nuove proiezioni mostrano che ci si sta
preparando per una simile eventualità nel 2022.
La Fed ora prevede che l'inflazione supererà il target per quattro anni consecutivi. Anche se l'"overshooting" è minimo, con il 2,2% per il 2022 e 2023 e il 2,1% nel 2024, è sufficiente a far cambiare opinione a molti esponenti, fin qui divisi su quale fosse il pericolo principale, se l'impatto della pandemia sul sistema economico- con conseguente livello relativamente alto di disoccupazione- o la minaccia di un'inflazione fuori controllo.
Per il momento, la Fed si aspetta di riuscire ad influenzare positivamente il mercato del lavoro mantenendo sotto controllo le spinte inflazionistiche, che secondo l'analisi della banca centrale statunitense sono soltanto il risultato di forze "transitorie", che andranno via da sole.
In effetti, le attese sono che gli aumenti dei tassi procederanno lentamente, spingendo il tasso overnight della Fed all'1% solo nel 2023, e all'1,8% nel 2024, ancora nel campo di quella che viene considerata una politica monetaria espansiva che consentirà al tasso di disoccupazione di tornare ai livelli pre-pandemici di circa il 3,5%.