Non discostandosi dalla narrativa Fed degli ultimi mesi, in un'audizione alla Camera ieri - mentre oggi alle 15,30 sara' in Senato - il banchiere centrale ha detto che il mercato del lavoro Usa "è ancora lontano" dai progressi che il suo istituto vuole vedere prima di ridurre il proprio sostegno all'economia, mentre l'alta inflazione attuale si attenuerà "nei prossimi mesi". Gli occhi si spostano ora al Fomc di luglio, dal quale si attendono ulteriori informazioni anche alla luce dei nuovi dati macro non ancora esaminati dal consiglio. L'indice dei prezzi al consumo statunitense di giugno ha registrato il maggior incremento in 13 anni, mentre anche ieri i dati sull'inflazione alla produzione hanno segnalato un surriscaldamento superiore alle attese.
Continuano, nel mentre, a giungere segnali dovish da Francoforte, anche in vista del board della prossima settimana. Isabel Schnabel ha detto ieri che la Bce vuole vedere un rialzo dell'inflazione core prima di applicare strette alla sua attuale stance ultra-accomodante. A conferma di una ripresa ancora a singhiozzo nel blocco, la produzione industriale dell'Eurozona è calata più del previsto a maggio.
In Asia, occhi su Boj che inizia oggi la sua consueta due giorni di politica monetaria. I mercati scommettono che la banca centrale nipponica manterrà una stance super-easy ancora per un certo periodo di tempo ma persino in Giappone - Paese che per anni ha combattutto con la deflazione - il dibattito su un prossimo shift restrittivo comincia ad affacciarsi e, secondo qualificati osservatori, potrebbe diventare un tema nel 2023.
Indicazioni dovish arrivano anche da Bank of England. Dopo che l'inflazione nei 12 mesi a giugno ha superato a il target della banca centrale, il governatore Ansrew Bailey ha fatto sapere che prima di un qualunque inasprimento monetario bisognerà capire se il surriscaldamento dei prezzi è solo momentaneo.
L'economia cinese è cresciuta un po' più lentamente del previsto nel secondo trimestre, appesantita da un aumento dei costi delle materie prime e da nuovi focolai di Covid, mentre aumentano le aspettative di un incremento del sostegno da parte dei policymaker. Il prodotto interno lordo si è espanso del 7,9% nel trimestre aprile-giugno da un anno prima al di sotto dell'8,1% ipotizzato dagli analisti.