CAFFE’ ESPRESSO

25 giugno 2020 - Aumenta la volatilità alimentata da covid, dazi e Fmi ...

Clima di crescente volatilità: il sentiment negativo dei mercati è influenzato dai numeri preoccupanti sulla diffusione dell'epidemia di coronavirus a livello globale e dal tema dazi.

Il cosiddetto "indice della paura" di Wall Street, l'indice di volatilità VIX, sale di 3,4 punti a quota 35, il livello più alto da una settimana.

Nel frattempo, Brent e Wti perdono oltre il 5%, correggendo dai massimi degli ultimi tre mesi toccati nel corso della settimana.

Ieri l'Fmi ha tagliato ulteriormente le stime del Pil italiano per quest'anno a -12,8% dal -9,1% pronosticato ad aprile, con il deficit visto al 12,7% dall'8,3% e il debito al 166,1% dal 155,5%. Per il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri si tratta di stime "pessimistiche".

Il Fondo monetario internazionale prevede che a livello globale la recessione causata dalla pandemia sarà più grave del previsto, con una contrazione della crescita del 4,9% contro il -3% stimato in aprile.

La situazione è particolarmente delicata nel continente americano: l'Oms segnala che in molti Paesi l'epidemia non ha ancora toccato il picco.

Il Canada ieri ha perso una delle sue invidiate triple A: Fitch ha tagliato il rating sovrano per la prima volta a 'AA+' da 'AAA' citando i miliardi di dollari spesi da Ottawa per far fronte agli effetti del coronavirus.

In Europa, intanto, i prestiti garantiti alle imprese alimentano i timori di una pericolosa crescita del debito.

Gli Usa stanno rivedendo i dazi sui prodotti europei nell'ambito della disputa con l'Ue sugli aiuti al settore aereo, e valutano dazi su altri prodotti importati da Regno Unito, Francia, Spagna e Germania per complessivi 3,1 miliardi di dollari, secondo un avviso dell'Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa.

Secondo i dati diffusi ieri dall'Ifo, la fiducia delle imprese tedesche ha registrato l'aumento maggiore della serie storica a giugno, con l'uscita dal 'lockdown'. Ieri, dopo letture Pmi in deciso miglioramento, il capo economista della Bce Philip Lane ha invitato ad essere cauti rispetto ai primi dati positivi, che non sono segnali attendibili per la ripresa.  Tra i numeri in arrivo da oltreoceano, occhi sul Pil finale del primo trimestre, visto in contrazione del 5% nella lettura preliminare, e sulle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, con attese per 1,3 milioni dopo 1,5 milioni di domande la settimana prima. Negli Usa, secondo il presidente di Fed Chicago Charles Evans, bisognerà aspettare la fine del 2022 perché l'economia torni ai livelli pre-crisi, con una parte della crescita permanentemente persa.

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