UN BILANCIO DOPO LE RIUNIONI DELLE BANCHE CENTRALI

Ultimamente si sono riuniti i board delle banche centrali di Giappone, Gran Bretagna ed Europa; manca all’appello la Fed che si era riunita il 20 marzo. Prossimi appuntamenti tra fine aprile (BoJ) e inizio maggio (primo maggio la Fed, il giorno successivo la Bce e il 9 la BoE). Le decisioni prese e soprattutto le conseguenze sui mercati con particolare riferimento a tassi e valute. Cosa attendersi nei prossimi mesi.

L’unica banca centrale a sorprendere le attese è stata quella giapponese che ha annunciato una politica monetaria in senso ancora più espansivo rispetto a quella già ultraespansiva attualmente in vigore. La BoJ ha deciso una profonda revisione della sua politica: la base monetaria diventa target di riferimento, abbandonando l'overnight call rate. La BoJ si è impegnata a raddoppiare in due anni il portafoglio di Etf e bond governativi. Gli acquisti di questi ultimi avverranno su tutte le scadenze e comprenderanno anche i titoli quarantennali. La base monetaria verrà incrementata al ritmo annuo di 60-70 mila miliardi di yen.

I movimenti più significativi si sono registrati sullo Yen che è affondato contro tutte le principali valute e di conseguenza il Nikkei ha messo a segno un duplice importante rialzo. La relazione tra yen debole e borse positive è spiegata dalla composizione del listino della borsa di Tokio su cui le aziende export oriented hanno il maggior peso.

L’Euroyen è passato da 119,5 a 130; l’Usdyen è ai massimi degli ultimi quattro anni poco sotto la soglia psicologica di 100. La pratica del  carry trade che già si era affacciata negli ultimi mesi, potrebbe accelerare. Finanziarsi in yen a tassi zero ed investire in altre valute potrebbe diventare giochino profittevole con la quasi certezza che la BoJ farà di tutto per evitare un indesiderato apprezzamento della sua divisa. Poi si potrà scegliere se investire, quanto preso a prestito, in Bond o sulle piazze azionarie che potrebbero continuare a trovare un sostegno dalle attuali politiche ultraespansive di tutte le banche centrali. L’Euro si avvantaggia di questa situazione rosicchiando terreno al Dollaro (1,31). Da inizio anno l’Eurousd è passato da 1,305 ad un massimo di 1,37 a inizio febbraio per poi toccare il minimo 2013 a fine marzo a 1,275 e risalire, post Boj, ai valori attuali. La media 2012 del cross è stata 1,285 mentre quella da inizio anno, medie calcolate sui fixing Bce, è di 1,317 (media gen-feb-mar rispettivamente a 1,3288-1,3359-1,2964; media parziale all’11 aprile pari a 1,2962).

Basta solo che l’enorme liquidità non venga convogliata sulle materie prime (in particolare su Etf e derivati) conducendo ad un loro indesiderato rialzo che metterebbe a repentaglio la crescita globale. Un rialzo delle borse, anche consistente, avrebbe invece la prerogativa di aumentare la ricchezza delle famiglie e quindi potrebbe trasferirsi in maggiori consumi. Ciò è quanto sta avvenendo attualmente negli Usa con riferimento alla ripresa dei prezzi del settore immobiliare che sarà probabilmente uno dei motivi, oltre a quello della rilocalizzazione del settore manifatturiero, della ripresa dell’economia a stelle e strisce nel 2013-2014.

Dalla riunione Bce (tassi fermi: refi a 0,75%) è emersa una venatura di pessimismo con rischi al rialzo sulla “ripresina” che si attende impazientemente per il secondo semestre 2013. La Bce è pronta ad abbassare il refi o a mettere in piedi nuove misure straordinarie in caso di peggioramento della situazione. La freccia del taglio dei tassi probabilmente resterà nella faretra della Bce pronta ad essere lanciata in caso di ulteriori ed inequivocabili peggioramenti della congiuntura.

Che manovre straordinarie potrebbe ancora tirar fuori dal cilindro la Bce? Il cruccio di Draghi è la mancanza di trasmissione all’economia reale della liquidità illimitata messa a disposizione delle banche europee. Potremmo ipotizzare che in caso di una nuova Cipro (la Slovenia versa in acque non tanto diverse) potrebbe riaprire a un nuovo Ltro (long term refinancing operation ossia operazioni di pronti contro termine a lunga durata come le due aperte a dicembre 2011 e febbraio 2012).

Infine in linea alle attese, la Banca d'Inghilterra ha confermato l'attuale costo del denaro a 0,5%, livello invariato ormai da oltre quattro anni. Stabile inoltre, secondo le attese, a 375 miliardi di sterline l'ammontare complessivo delle misure di “quantitative easing” a sostegno dell'economia.

 

 

 

 

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