L’escalation delle ostilità continua a scuotere i mercati globali, con la prospettiva di uno scontro ampio e prolungato che sta proiettando verso l'alto i prezzi dell’energia. Le quotazioni del greggio sono balzate dopo la chiusura di impianti petroliferi in tutto il Medio Oriente e l'interruzione del traffico nelle rotte marittime dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio. I costi delle superpetroliere sono ai massimi storici. Anche i prezzi del gas (NGc1) sono schizzati a seguito della sospensione, da parte del Qatar, della produzione di gas naturale liquefatto, che rappresenta circa il 20% dell’offerta globale.
Il rapido rialzo dei prezzi dell'energia ha innescato timori inflativi che stanno riducendo l'appeal del reddito fisso come asset rifugio. Ieri i bond euro hanno registrato il loro peggior selloff da quasi tre mesi. I tassi impliciti sull'inflazione del blocco a cinque anni sono saliti fino al 2,12% dal 2,08% di venerdi - maggior incremento giornaliero in un anno -, con gli investitori che sono passati a prezzare quasi a zero, dal 40%, l'eventualità di ulteriori tagli del tassi Bce quest'anno. Ne è conseguito un appiattimento della curva che ha visto lo spread di rendimento tra le scadenze euro a 2 e 10 anni toccare i minimi da novembre intorno ai 63 pb.
In agenda i numeri preliminari sull'inflazione di febbraio per l'Italia e per l'Eurozona nel suo complesso.
Euro resta debole con l’allargarsi della guerra in Medio Oriente che sposta l’attenzione sui Paesi dipendenti dalle importazioni di energia e su come le banche centrali potrebbero reagire alle pressioni inflazionistiche. Il dollaro beneficia della domanda di beni rifugio.