La tensione resta palpabile sui mercati finanziari anche dopo che Ubs ha accettato di acquistare Credit Suisse in un salvataggio pilotato dalle autorità svizzere e mentre le principali banche centrali hanno annunciato un'azione coordinata per sostenere la liquidità del sistema finanziario globale.
L'accordo siglato tra i due istituti prevede che Ubs pagherà la banca rivale 3 miliardi di franchi svizzeri, accollandosi perdite per 5,4 miliardi di dollari.
In una risposta concertata a livello globale, gli istituti centrali, tra cui Federal Reserve, Banca centrale europea e Banca del Giappone, hanno fatto sapere di voler potenziare le linee di swap in dollari, contribuendo a calmare gli investitori scossi dalle recenti turbolenze del settore bancario.
Le operazioni, ha scritto la Fed in un comunicato, inizieranno oggi e andranno avanti almeno fino alla fine di aprile.
Il fallimento di due banche statunitensi e il crollo delle azioni di Credit Suisse - uno dei 30 istituti di credito considerati di importanza sistemica a livello globale, con 167 anni di storia alle spalle - avevano provocato forti oscillazioni sui mercati la settimana scorsa, riportando alla memoria la crisi finanziaria del 2008.
Senza l'intervento svizzero di ieri, dicono gli analisti, il rischio di ulteriori tensioni sui mercati era apparso probabile, ma anche dopo il mood resta di cautela e scetticismo.
A fronte di un quadro che rimane dunque molto delicato, il secondario italiano riparte stamani con un tasso decennale al 4,05% e uno spread sul Bund a 192 centesimi, in un mercato che potrebbe continuare a mostrarsi illiquido e particolarmente volatile, dicono gli operatori.
Le oscillazioni selvagge innescate la settimana scorsa dalle turbolenze del comparto bancario sui prezzi dei titoli di Stato hanno destato preoccupazione per il buon funzionamento di un mercato considerato vitale per il sistema finanziario globale.
A determinare l'eccezionale volatilità, su livelli che non si vedevano da decenni, non solo la fuga degli investitori verso asset rifugio ma, secondo gli analisti, anche una contestuale massiccia rivalutazione delle aspettative sui tassi di interesse.
Nel corso del weekend diversi falchi del board sono tornati a sottolineare che la banca centrale dovrà continuare nel suo inasprimento monetario, dandosi come primo obiettivo il raffreddamento dei prezzi al di là delle difficoltà del settore creditizio.
I riflettori passano ora sulla Fed, che inizia domani la sua due giorni di politica monetaria.
Qualsiasi segnale che la banca centrale possa dare priorità alla stabilità finanziaria e rallentare o sospendere gli aumenti dei tassi potrebbe far scendere ulteriormente i rendimenti. Al contrario, questi potrebbero rimbalzare se il Fomc indicasse che la riduzione dell'inflazione - che rimane elevata nonostante il massiccio irrigidimento già occorso - continua ad essere in cima ai suoi pensieri.
I mercati dei futures sono passati a prezzare al 70% la possibilità che la banca centrale opti per rimanere ferma alla riunione di domani, con una netta inversione di tendenza rispetto alle aspettative da falco che prevalevano all'inizio del mese.
Anche da Bank of England, il cui direttivo si riunisce giovedì, si attende un rialzo di un quarto di punto percentuale che porterebbe i tassi al 4,25%, livello dove dovrebbe rimanere per almeno un anno. Con l'undicesima stretta consecutiva si concluderebbe, così, il ciclo di inasprimento iniziato dall'istituto britannico alla fine del 2021.
I prezzi alla produzione tedeschi sono in rallentamento - ma meno delle attese. Tra i timori legati all'attuale instabilità finanziaria, l'indice tedesco Zew sulle aspettative economiche di marzo dovrebbe segnalare un drastico calo domani.