CAFFE’ ESPRESSO

8 marzo 2022 - Stagflazione possibile, rallentamento certo.

In attesa dei piani che la Commissione Ue dovrebbe presentare oggi per diversificare le forniture di combustibili fossili dalla Russia, passando alle energie rinnovabili, l'Ue potrebbe rendersi autonoma dal gas di Mosca nel giro di qualche anno e iniziare questo processo nei prossimi mesi, come ha detto il commissario Ue Timmermans.

 

A gennaio, la produzione industriale tedesca ha registrato un incremento di 2,7% su mese.

 

Euro sui minimi di 22 mesi mentre il conflitto in Ucraina getta ombre sulle prospettive dell'economia europea.

I prezzi del greggio scendono dai massimi di 14 anni toccati ieri, dopo che gli alleati europei non sembrano voler affiancare gli Usa nel divieto di importazione di petrolio russo.

 

Oggi revisione Pil trim4  attesa 0,3% trimestre, 4,6% anno.

 

Lo scenario globale è cambiato: la guerra sta portando il rischio di stagflazione in Europa, almeno questo è il timore che serpeggia. Usa e Cina continuano a crescere e l’inflazione è un problema per la prima non certo per la seconda. Le riflessioni in questa fase sono annebbiate dalla guerra, con la realtà che cambia di continuo: rapida vittoria russa, guerra lunga e logorante, negoziati falliti ma canali diplomatici aperti, aspettative di cambio di regime a Mosca, ricadute delle sanzioni  sul resto del mondo non solo in Russia dove sono certe (prossimo default del debito estero), impatto delle auto-sanzioni (rinuncia del mondo corporate a fare affari con la Russia) e tutto ciò si inserisce in un contesto che vede il mondo e l’Europa in primis, impegnato nella transizione ecologica che già da sola stava conducendo a movimenti importanti sui prezzi delle fonti energetiche. In Usa è plausibile attendersi un permanere della crescita trainato dall’uscita dalla pandemia e da una maggiore produzione interna di fonti energetiche in sostituzione di quelle oggi importate dalla Russia, in Europa invece  la crescita sarà più penalizzata ma sembrerebbe, allo stato attuale, eccessivo vederne un azzeramento visto che partiamo da un 4,2% dell’ultima previsione Bce (giovedì riunione Bce e nuove proiezioni). Quello che si può affermare è che per Francoforte - che si avviava ad un percorso di inasprimento monetario con il ritiro delle eccezionali misure anti-pandemiche, stante un'inflazione che ha raggiunto a febbraio il 5,8% annuo, quasi il triplo del target simmetrico - il quadro appare particolarmente complicato dallo scoppio della guerra. Giovedì potremmo avere la conferma che Qe e forse Pepp continueranno e che sarà rinviato il rialzo dei tassi. I mercati stanno scommettendo su questo scenario.

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