Il contesto resta condizionato dall'aumento delle tensioni in Medio Oriente, dal nuovo rialzo del petrolio Brent oltre i 102 dollari al barile e da rendimenti obbligazionari che rimangono vicini ai massimi degli ultimi decenni. Anche i future statunitensi si muovono in ribasso, con il mercato che continua a valutare gli effetti dell'orientamento restrittivo della Federal Reserve e dell'impatto dei prezzi energetici sull'inflazione.
Il transito di navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz ha toccato il minimo in oltre due mesi dopo che la scorsa settimana è stato registrato il maggior numero di attacchi dall'inizio della guerra che ha coinvolto Usa, Israele e Iran, secondo dati sul traffico marittimo. Questo ha contribuito a far salire il prezzo del greggio a 102,6 dollari il barile.
Nuove divisioni in seno al board della Fed sono emerse dai verbali dell'ultima riunione di politica monetaria, quella di metà settembre cha ha varato l'attesa stretta Fed da un quarto di punto. Nelle minute si legge che "la maggior parte" degli esponenti riteneva probabile un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell'anno, pur mantenendo un approccio aperto e basato sui dati a ogni singola riunione. I mercati attribuiscono attualmente soltanto una probabilità del 19% a un nuovo aumento dei tassi già questo mese, ma ne scontano una di circa l'80% per un rialzo a dicembre.
A livello globale, alle note tensioni per i titoli di Stato si aggiungono quelle create dai progetti dei colossi tecnologici di ricorrere al mercato per finanziarsi.
A metà giornata Francoforte diffonde i resoconti della riunione di metà settembre in cui ha varato un rialzo dei tassi da un quarto di punto percentuale. Gli addetti ai lavori non si aspettano particolari spunti dato che il contesto è profondamente cambiato da allora.
La Banca del Giappone ha detto che gli aumenti dei prezzi originati dal rincaro delle materie prime si stanno trasferendo a una gamma sempre più ampia di beni di consumo, con alcune imprese che stanno alzando i prezzi più spesso che in passato, in un segnale della crescente preoccupazione per il rafforzamento delle pressioni inflazionistiche.
Dollaro ancora sui massimi di 18 mesi sui timori per l'inflazione e le ricadute sui tassi Usa evidenziati dalle minute Fed.
CAFFE’ ESPRESSO
8 ottobre 2026 - le tensioni dell'obbligazionario iniziano a contagiare l'azionario.
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