La strada per la pace è ancora lunga; l’incontro di Pechino non ha portato a nulla su questo fronte e ben poco su quello commerciale.
I prezzi del petrolio sono scesi del 2% nelle contrattazioni asiatiche, dopo che Trump ha detto di aver sospeso un attacco contro l'Iran per consentire i negoziati. Il futures sul Brent è a 110,29 dollari il barile e quello sul Nymex a 107,75 dollari.
Ieri i governativi a livello internazionale hanno esteso le perdite, con l'impennata dei costi dell'energia legata alla situazione in Medio Oriente che alimenta i timori di inflazione e spinge i mercati a scommettere su rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. I mercati al momento prezzano oltre il 50% di probabilità che la Fed alzi i tassi entro dicembre mentre prima della guerra prevedevano che quest'anno li tagliasse. Per quanto riguarda la Bce, danno all'80% la chance di un aumento il mese prossimo e prezzano tre rialzi entro fine anno, mentre sino allo scoppio del conflitto vedevano Francoforte ferma.
A Parigi termina la riunione dei ministri finanziari del G7.
Nel primo trimestre l'economia giapponese è cresciuta più del previsto grazie ad esportazioni e consumi solidi, secondo i dati odierni, anche se gli effetti dello shock energetico dovuto alla guerra in Iran non si sono ancora dispiegati pienamente. Il Pil è cresciuto del 2,1% annualizzato nel periodo gennaio-marzo dal +0,8% dei tre mesi precedenti, contro attese per un'espansione dell'1,7%. I dati odierni saranno un fattore chiave per la Banca del Giappone per decidere se alzare i tassi già il mese prossimo.
Il governo giapponese probabilmente emetterà nuovo debito per finanziare un bilancio straordinario a sostegno di un'economia in difficoltà per la guerra, peggiorando la già delicata situazione delle finanze pubbliche giapponesi. Il rendimento sul segmento 30 anni ha registrato un record storico al 4,2%, mentre quello a 10 anni è salito al 2,8%, massimo da ottobre 1996.
Il Giappone è pronto ad agire in qualunque momento contro l'eccessiva volatilità del mercato dei cambi, assicurando però che qualunque intervento sia condotto in modo da evitare di spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury statunitensi.
CAFFE’ ESPRESSO
19 maggio 2026 - Ancora tensioni sui mercati obbligazionari.
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