Insieme alla prevista conferma dei tassi conseguenza anche della resilienza dell'economia della zona euro, dominano l'agenda le nuove stime trimestrali dello staff su crescita e inflazione. Lagarde, che come di consueto commenterà di fronte alla stampa la decisione di politica monetaria, ha detto soltanto la settimana scorsa che le stime potrebbero essere migliorate, come peraltro è stato il caso di quelle di settembre rispetto a giugno.
Si prepara a procedere a un taglio dei tassi da un quarto di punto l'istituto centrale britannico, a maggior ragione dopo i dati di ieri sull'inflazione di novembre, inferiore alle attese e dopo il rallentamento della crescita. Previsto un taglio da 25 punti base che porterebbe il riferimento a 3,75%, seguito da nuove mosse espansive nel 2026.
Il presidente Usa ha detto nella notte che il prossimo presidente della Fed sarà una persona che crede in un taglio "significativo" dei tassi.
A livello “core”, l'indice Pce Usa sulla dinamica delle spese per i consumi personali dovrebbe portarsi in novembre al tasso annuo di 3,1% da 3% di ottobre, mettendo a segno il maggior incremento annuo da un anno e mezzo.
Il dollaro mantiene i guadagni nei confronti delle principali controparti con i mercati in attesa delle riunioni della Bce, della Banca d'Inghilterra e della Banca del Giappone.