Focus sui costi di indebitamento negli Stati Uniti in vista del Fomc che, stando alle attese, potrebbe ridurre i tassi di un quarto di punto percentuale la prossima settimana (la mossa è prezzata quasi al 90%).
Dopo dati misti sul fronte del lavoro - le richieste di sussidio hanno toccato il livello più basso in oltre tre anni la scorsa settimana mentre il rapporto Adp sui nuovi occupati del settore privato ha segnato a novembre il calo più netto in più di due anni e mezzo - arriverà oggi l'aggiornamento di settembre sull'indice Pce, misura dell'inflazione molto cara alla Fed la cui pubblicazione era stata rimandata a causa dello shutdown. Il consensus vede il dato tendenziale al 2,8% dal 2,7% di agosto, con la componente core ferma al 2,9%. Gli ordini all'industria tedeschi hanno evidenziato un balzo congiunturale dell'1,5% a fronte di un consensus pari a +0,4% e dopo il +1,1% del mese prima. Il dato finale sulla crescita dell'area dell'euro nel terzo trimestre dovrebbe ricalcare la lettura flash di +0,2% congiunturale.
Il probabile taglio dei tassi statunitensi sostiene invece le quotazioni del petrolio, che si avviano a un guadagno del 2% questa settimana, aiutate anche dall'aumento delle tensioni tra Stati uniti e Venezuela oltre che dallo stallo dei colloqui di pace sull'Ucraina.