Occhi in mattinata sulla lettura finale dei prezzi al consumo di marzo a livello eurozona, che dovrebbe confermare il +7,5% su anno preliminare. Attesa anche la stima sulla fiducia dei consumatori ad aprile, vista in peggioramento a -20 con la crisi in Ucraina dal -18,7 del mese scorso.
Il dollaro è in lieve rialzo, sostenuto dalle aspettative di una Fed aggressiva, ma si lascia alle spalle i picchi di ieri sul nervosismo per quello che il G7 potrebbe dire sul suo rapido apprezzamento.
Il Fondo monetario internazionale ha ridimensionato le previsioni sulla crescita economica globale di quasi un intero punto percentuale, facendo riferimento alla guerra tra Russia e Ucraina e avvertendo che l'inflazione rappresenta adesso un "pericolo chiaro e tangibile" per molti Paesi. La guerra dovrebbe frenare la crescita e aumentare ulteriormente l'inflazione, ha detto il Fondo nell'ultimo World Economic Outlook, aggiungendo che le nuove stime sono caratterizzate da "incertezza eccezionalmente elevata". Ulteriori sanzioni sull'energia russa e il dilagare della guerra, una frenata economica più netta del previsto in Cina e una nuova ondata di casi Covid potrebbero rallentare ulteriormente la crescita e aumentare l'inflazione, l'aumento dei prezzi potrebbe innescare tensioni sociali. Il Fondo, che ha abbassato le stime di crescita per la seconda volta quest'anno, ha detto che ora prevede una crescita globale del 3,6% nel 2022 e 2023, un calo di 0,8 e 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio, dati gli impatti diretti della guerra su Russia e Ucraina e le conseguenze a livello globale. La crescita globale dovrebbe scendere a circa 3,3% nel medio termine, rispetto a una media del 4,1% del periodo dal 2004 al 2013 e alla crescita del 6,1% del 2021. La guerra ha aggravato l'inflazione che già stava aumentando in molti Paesi a causa degli squilibri tra domanda e offerta legati alla pandemia, con gli ultimi lockdown in Cina che probabilmente causeranno nuovi colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento globale. Sia la Russia sia l'Ucraina dovrebbero registrare forti contrazioni economiche e l'Unione europea - che è fortemente dipendente dall'energia russa - ha visto le previsioni di crescita per il 2022 tagliate di 1,1 punti percentuali. La guerra si aggiunge alla serie di shock delle forniture che hanno colpito l'economia globale negli ultimi anni. Come onde sismiche, gli effetti si propagheranno in lungo e in largo - attraverso i mercati delle materie prime, il trading e i collegamenti finanziari. La riduzione delle scorte di petrolio, gas e metalli prodotti dalla Russia, e del grano e del mais - prodotti sia dalla Russia che dall'Ucraina - ha fatto salire bruscamente i prezzi in Europa, nel Caucaso e nell'Asia centrale, in Medio Oriente, Nord Africa e nell'Africa sub-sahariana, penalizzando le famiglie a basso reddito di tutto il mondo. Il Fondo ha quindi rivisto al ribasso le prospettive a medio termine per tutti i gruppi, ad eccezione degli esportatori di materie prime che beneficiano dell'impennata dei prezzi dell'energia e degli alimenti. Le economie avanzate impiegheranno più tempo a tornare ai livelli di produzione precedenti la pandemia, mentre la divergenza tra paesi avanzati e in via di sviluppo è destinata a persistere, una sorta di "cicatrice permanente" dovuta alla pandemia. L'inflazione resterà più alta più a lungo, guidata dall'aumento dei prezzi delle materie prime causato dalla guerra e da un ampliamento delle pressioni sui prezzi, la situazione potrebbe peggiorare se gli squilibri tra domanda e offerta si aggravassero. Per il 2022 il Fondo prevede un'inflazione del 5,7% nelle economie avanzate e dell'8,7% nei paesi emergenti e in via di sviluppo, un balzo di 1,8 e 2,8 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio. Federal Reserve negli Stati Uniti e molte altre banche centrali si sono già mosse verso un inasprimento della politica monetaria, ma i disagi legati alla guerra stanno aumentando queste pressioni. C'è un rischio crescente che le aspettative di inflazione si possano sbilanciare, inducendo una risposta più aggressiva di inasprimento, che potrebbe mettere sotto pressione una fascia maggiore di economie dei mercati emergenti. Le condizioni finanziarie si sono irrigidite per i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo subito dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il riposizionamento dei prezzi è stato "per lo più ordinato", ma un ulteriore irrigidimento è possibile, così come la fuga di capitali. La guerra ha inoltre aumentato il rischio di una frammentazione più duratura dell'economia mondiale in blocchi geopolitici con standard tecnologici distinti, sistemi di pagamento transnazionali e valute di riserva. Un tale "spostamento tettonico" causerebbe perdite di efficienza a lungo termine, aumenterebbe la volatilità e rappresenterebbe una grande minaccia per la struttura basata sulle regole che ha governato le relazioni internazionali ed economiche negli ultimi 75 anni", ha detto i presidente del Fondo monetario internazionale.