Al via la due giorni di politica monetaria del Fomc, da cui sono attesi segnali su un primo rialzo dei tassi di interesse a marzo e sulla riduzione degli asset in bilancio per oltre 8.000 miliardi di dollari, mentre gli Usa fanno i conti con un'inflazione ai massimi da 40 anni. Ci sono comunque ragioni per cui la Fed potrebbe non voler avviare il cambiamento troppo presto, con la pandemia che è tutt'altro che conclusa, anche se gran parte degli investitori prezzano un rialzo di 25 punti base a marzo e altri tre rialzi entro la fine dell'anno.
La Nato sta mettendo forze in standby e rafforzando la presenza in Europa orientale con navi e aerei, in quella che Mosca denuncia come "isteria" occidentale in risposta all'ammassarsi di truppe russe al confine con l'Ucraina. Il Dipartimento della Difesa Usa ha detto che 8.500 militari aspettano ordini per il dispiegamento nella regione se la Russia dovesse attaccare.
In arrivo nel primo pomeriggio i dati settimanali sugli acquisti in ambito Qe e Pepp, dopo i numeri di martedì scorso che hanno evidenziato un'accelerazione.
Intanto il mercato continua a ragionare su possibili rialzi dei tassi anche da parte di Francoforte. Deutsche Bank ora scommette su un rialzo di 25 punti base a dicembre 2022, rispetto alle precedenti attese per un rialzo di 10 pb a dicembre 2023.
Con un'agenda macro particolarmente scarna, occhi sull'indice di fiducia delle aziende tedesche a gennaio, visto a 94,6, appena sotto il livello di dicembre. Ieri i Pmi hanno evidenziato un miglioramento a sorpresa nell'attività manifatturiera in Germania questo mese grazie all'allentarsi dei problemi di approvvigionamento, ma i dati hanno anche fotografato un indebolimento della ripresa economica nella zona euro, con il diffondersi della variante Omicron che ha colpito in modo particolare i servizi.
Salgono dollaro e yen in quanto valute rifugio, mentre le divise a più alto rendimento e l'euro registrano una flessione tra i crescenti timori legati alla situazione ucraina e a una stretta da parte della Fed.