A marzo l'indice dei prezzi al consumo negli Usa ha registrato un incremento dello 0,6% su base mensile, superiore alle attese del consensus (+0,5%) e del dato di febbraio (+0,4%). Anno su anno la variazione si attesta a +2,6% anche in questo caso al di sopra del consensus (+2,5%) e del dato del mese precedente (+1,7%). Il core rate, ossia l'indice dei prezzi al consumo depurato delle componenti più volatili quali cibo ed energia, ha evidenziato un incremento dello 0,3% su base mensile superiore alle stime (+0,2%; febbraio +0,1%) e una variazione in aumento dell’1,6% annuo (+1,5% consensus; febbraio +1,3%). Se ipotizzassimo anche solo un’inflazione mensile nei prossimi mesi uguale a quella media degli ultimi 5 anni, vedremmo il dato tendenziale superare il 3%. La reazione sul Treasury e in generale sui tassi Usa è stata modesta con il decennale fermo in area 1,67%; positiva la tenuta ancor più considerando le pesanti aste in corso sul primario. Sui tassi europei si nota un po’ di tensione con il Bund 10 che sale a -0,29% e l’Irs 10 a +0,07%; in rialzo anche i Btp con il 10 anni a 0,76% e lo spread a 104 bps. Il focus degli operatori comincia a spostarsi sulla stagione delle trimestrali Usa, che prenderà il via con i risultati delle grandi banche tra cui JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Morgan Stanley e Goldman Sachs. L'outlook positivo della crescita dovrebbe favorire gli utili societari, anche se i mercati sembrano privilegiare un atteggiamento di cautela per via dell' aumento dei contagi e i ritardi nei piani vaccinali in diverse parti del mondo. Intanto la Food and Drug Administration ha deciso la sospensione precauzionale immediata delle somministrazioni del vaccino Johnson & Johnson negli Usa, dopo che 6 donne (su quasi 7 milioni di vaccinazioni !!) sono state colpite da rari fenomeni di coaguli di sangue.
CAFFE’ ESPRESSO
14 aprile 2021 - L'inflazione Usa non spaventa i mercati.
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