La parola d’ordine delle banche centrali è “stabilità” a tutti i costi: non solo sui tassi e sulle borse ma anche sulle valute. Il sostanziale azzeramento dei differenziali tra tassi ufficiali a livello planetario ha tolto un importante fattore direzionale alle valute. Allora si guardano altre variabili ed in questo frangente i principali market mover sono rappresentati dall’appeal del dollaro come valuta rifugio e quindi strettamente legata all’andamento del rischio e, per quanto riguarda l’euro alla trattativa sul Recovery fund. La correlazione petrolio-dollaro sta perdendo di intensità in questo contesto di breve. I dati macro entreranno gradualmente in gioco nei prossimi mesi e riteniamo che – in una prima fase - saranno i dati effettivi (congiunturali) ad avere maggior impatto rispetto agli indici di fiducia. In primo piano, anche per il suo impatto diretto, resta la situazione dei contagi Covid specie negli Usa.
Positivo lo yuan dopo l'incoraggiante lettura del Pmi cinese di giugno. Perdono invece smalto le valute privilegiate dagli acquisti rifugio come quella nipponica, che si confronta inoltre con dati macro poco rassicuranti.