CAFFE’ ESPRESSO

26 giugno 2020 - Le banche centrali paladine della stabilità dei mercati.

La settimana fino a ieri si poteva dividere in due: dopo un’inziale ventata di ottimismo sulla spinta degli indici Pmi europei migliori delle attese, ha preso il sopravvento un sentiment negativo per via dei numeri preoccupanti sulla diffusione dell'epidemia di coronavirus a livello globale, per via dei possibili dazi Usa sui prodotti Ue e per via del taglio delle previsioni sull’economia mondiale da parte del FMI. Il Pil mondiale quest' anno è stato rivisto da -3% a -4,9% e quello per il 2021 da +5,8% a +5,4%, segnalando una recessione più profonda e un recupero più lento rispetto a quanto previsto due mesi fa. Per l' Italia, ultima in classifica, il Fondo stima una contrazione del 12,8% nel 2020 (-9,1% ad aprile) e un +6,3% nel 2021 (+4,8% in precedenza). Il cosiddetto "indice della paura" di Wall Street, l'indice di volatilità VIX, sale di 3,4 punti a quota 35, il livello più alto da una settimana.

Poi ieri i mercati hanno deciso di disinteressarsi della recrudescenza dell’epidemia o del battibecco tra Stati Uniti e Cina, salgono sostenute dalle aspettative di altri regali in arrivo da governi e banche centrali.

A riportare ottimismo sono state le indiscrezioni sull’arrivo di un allentamento delle restrizioni alle attività bancarie più speculative. Le banche avrebbero la liberà di tornare ad investire senza troppi vincoli in soggetti altamente volatili quali per esempio i fondi di venture capital, oppure di abbassare i margini di solvibilità nelle operazioni con i derivati. La revisione potrebbe liberare decine di miliardi di dollari di capitale attualmente vincolato.

A mercati chiusi, la Federal Reserve ha diffuso gli esiti degli stress test sul settore del credito. La situazione non è allarmante perché all’arrivo della pandemia, le banche erano ben capitalizzate e solide, ma siccome con il coronavirus la prudenza non è mai troppa, la Supervisione mette un freno ai dividendi ed al riacquisto di azioni.

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