L’asta di BOT a 12 mesi di ieri è stata interamente collocata, seppur con rendimenti in crescita, e ciò aiuta ad allentare le pressioni sui titoli del debito italiano, dopo che in mattinata il rendimento sul BTP 10 era salito ad un inimmaginabile 6% con lo spread vs Bund che toccava il massimo storico di 350 punti base. La borsa italiana recupera terreno, in particolare dopo la “benedizione” alla manovra economica italiana da parte di Bruxelles e la previsione di un’accelerazione della relativa fase di approvazione da parte del Governo. Il BTP 10 scende al 5,56%, con riduzione dello spread sul gemello tedesco a 286 punti. I rendimenti sui BTP si sono impennati negli ultimi giorni, con quelli sul Bund tedesco che, invece, hanno iniziato a scendere, complici ingenti flussi di acquisto che in questa fase vedono nel titolo tedesco l’unico porto sicuro in cui attraccare.
Se si osservassero i fondamentali e le serie storiche dei tassi reali, gli attuali livelli del Bund tedesco a 10 anni (2,70%) appaiono decisamente compressi: con un’inflazione al 2,4% tendenziale in giugno (dato definitivo comunicato oggi), il decennale tedesco esprime un rendimento reale (tasso meno inflazione) pari a 30 centesimi, mentre il livello medio dei tassi reali negli ultimi 5 e 10 anni si pone a cavallo del 2%. Gli attuali bassi livelli delle obbligazioni governative tedesche sono quindi frutto esclusivo delle debolezze altrui.
L’America appare a sua volta meno attraente con i conti pubblici che si ritrova; il rapporto debito/PIL è superiore a quello europeo e il Governo, per ora, poco sta facendo sulla strada del risanamento (al contrario dell’Europa) e stenta a trovare l’accordo con i repubblicani per l’innalzamento del tetto del debito: se ciò non avvenisse gli Usa incorreranno in una sorta di “default temporaneo” (evento peraltro poco probabile).
Le società di rating sembrano sempre sfasate rispetto al ciclo di mercato
Qualche osservatore malizioso inizia a pensare che la spasmodica attenzione sull’Europa e sui suoi problemi sia un diversivo. La tempistica degli annunci delle società di rating, società americane e inglesi nella cui compagine sociale figurano importantissimi investitori privati, sembrerebbe corroborare la tesi dei maliziosi. Più semplicemente, a nostro giudizio, le società di rating appaiono sempre sfasate rispetto al ciclo economico e di mercato: nel 2007-2008 il loro intervento nel prevenire la crisi è stato nullo, anzi affermavano che tutto andava bene; oggi che il senso di responsabilità dei Governi europei sembra essersi risvegliato, facendo partorire manovre anche molto pesanti, i loro giudizi paiono non tenere conto del fatto che esse stesse contribuiscono a creare la crisi. Eclatante il caso del Portogallo. Nel giorno della decisione di abolire le tredicesime ai pubblici dipendenti, ha visto i suoi titoli scender a livello di titoli spazzatura, grazie al taglio del rating da parte di Moody’s.
Ma c’è chi per ora trae vantaggio da questa situazione: in particolare chi è indebitato si trova spuntare dalle macerie dell’attacco speculativo tassi Irs decisamente bassi e quindi ottime occasioni di tasso fisso. Questo per due motivi: i tassi Irs a medio lungo termine sono legati ai Bund tedeschi e alle attese sull’Euribor (tassi Future Euribor) entrambi scesi abbondantemente.
I tassi IRS a 3 e 5 anni hanno toccato nella mattinata di ieri il 2,1% e il 2,5%, livelli che si riscontravano l’ultima volta a inizio 2011 (il P/T BCE era però all’1% e non all’1,5% come adesso), mentre l’IRS 10 ha visto un minimo del 3,10%, livello di fine novembre 2010. I minimi dall’introduzione dell’euro si erano verificati a fine agosto 2010 quando il Bund 10 calò al 2,11%, sui timori di una nuova caduta in recessione, e i tassi IRS 3-5-10 segnarono rispettivamente l’1,35%, l’1,7% e il 2,35%.
Diminuiscono drasticamente anche le previsioni di rialzo dell’Euribor, il cui attuale livello a 3 mesi dell’1,60% è visto salire molto blandamente nel corso dei prossimi mesi. Sulle base dei tassi Future quotati sul Liffe di Londra, l’Euribor 3 mesi è atteso salire “solo” all’1,75% entro fine 2011, mentre il 2% è atteso non prima di marzo 2013. Il mercato per ora accantona e rinvia sine die l’aspettativa di un ulteriore di rialzo dei tassi ufficiali BCE (dopo quello effettuato lo scorso giovedì 7/7 dall’1,25% all’1,50%). Il prossimo rialzo all’1,75% era fino a pochi giorni fa abbondantemente previsto per il prossimo autunno. Oggi il mercato rinvia tale manovra addirittura a fine 2012/inizio 2013.