BCE: c’è la ripresa, ma anche l’inflazione


Alla consueta riunione mensile di ieri, la BCE ha lasciato il tasso del pronti contro termine fermo all’1,25%, dopo averlo alzato ad aprile di un quarto di punto. Il Presidente Trichet ha ribadito che la politica monetaria attuale rimane molto accomodante, con tassi decisamente bassi. Questa sottolineatura e soprattutto l’aver inserito nei propri commenti il riferimento a una “forte vigilanza” sul fronte dei prezzi, lascia aperta la porta ad un possibile nuovo ritocco al rialzo per il P/T BCE, che quindi, ad inizio luglio, dovrebbe raggiungere l’1,5%.

Per capire che cosa si attendano i mercati dalla politica monetaria, normalmente si osservano i tassi Future sull’Euribor 3 mesi – strumento regolarmente quotato al Liffe di Londra – che indicano i livelli attesi per tipologia di tasso (per consultare gli aggiornamenti, www.aritma.eu). Se poi si vuole ottenere un’indicazione più precisa circa la politica monetaria della nostra banca centrale, è necessario andare oltre e osservare l’andamento dei tassi OIS (Overnight Index Swap, cioè lo swap sui tassi overnight) e da questi ricavare matematicamente i relativi tassi impliciti. Da questa analisi emerge attualmente un rialzo del P/T a luglio 2011 (1,5%), uno a ottobre 2011 (1,75%) e uno a primavera inoltrata del prossimo anno (2%). Contemporaneamente l’Euribor 3 mesi, che oggi è all’1,46%, è previsto salire all’1,58% a luglio, all’1,8% circa a ottobre e al 2,05% a maggio 2012. È importante ribadire che si tratta di previsioni di mercato, cioè ricavate da scambi effettivi tra operatori istituzionali, ma anche di privati, in quanto oggi con l’avvento delle piattaforme di trading online è possibile negoziare i contratti Future sull’Euribor 3 mesi.

È chiaro che i livelli per il P/T e per l’Euribor 3 mesi sopra citati si possono condividere o meno: ma, al di là di “azzeccare” l’effettiva perfetta tempistica dei rialzi BCE, appare del tutto evidente come la nostra banca centrale voglia mantenere fede ai propri impegni statutari, che prevedono l’obiettivo di stabilità dei prezzi (2%). Questi hanno assunto una dinamica preoccupante (inflazione di maggio al 2,7%), sia per il rialzo dei prezzi delle materie prime sia per un inaspettato aumento delle pressioni interne. Quello che maggiormente teme la BCE sono i cosiddetti effetti di secondo livello, vale a dire in definitiva il trasferimento ai salari. Negli ultimi mesi, i prezzi alla produzione mostrano un andamento superiore alle attese: per quanto tempo le aziende riusciranno ad evitare il trasferimento sui prodotti finali? È probabile che in una fase come l’attuale, in cui permangono rischi sulla crescita, questo trasferimento possa essere rimandato. Un altro rischio per l’inflazione europea è rappresentato dal forte rialzo dei prezzi in corso nei Paesi emergenti.

Evidenziati i rischi sull’inflazione e osservato che le previsioni dell’ufficio studi BCE hanno provveduto ad alzare le stime sull’inflazione 2011 al 2,5%-2,7%, non stupirebbe quindi vedere la BCE portare il P/T al 2% anche prima di quanto indicato dai mercati (tarda primavera 2012).
Sul fronte della crescita la ripresa in atto appare sufficientemente robusta (0,8% il PIL nel primo trimestre) trainata dalla Germania, dalla domanda interna e dagli investimenti: una ripresa “sana”, non drogata cioè dai consumi pubblici, su cui tuttavia permangono elementi di incertezza (prezzi materie prime, protezionismo, squilibri globali, rientro dall’eccesso di debito). La BCE, così come sull’inflazione, ha rivisto al rialzo le sue stime sul Pil 2011 (1,5%-2,3% da 1,3%-2,1%).

In questo contesto, in cui l’inflazione a livello globale sta alzando la testa – ricordiamo che negli Usa il dato di aprile è balzato al 3,2% tendenziale – e la crescita è ben avviata, apparirebbe strano osservare un’ulteriore discesa dei tassi a medio-lungo termine. Oltretutto le tensioni sui conti pubblici, non solo Ue ma anche Usa, dovrebbero favorire un rialzo dei tassi in virtù di un maggior rischio relativo agli emittenti. Tale ribasso è imputabile al rallentamento della crescita americana maggiore delle attese. Il rendimento del titolo decennale “a stelle e strisce” è sceso sotto il 3%, trascinando sotto tale soglia anche il decennale tedesco, che a sua volta ha causato la discesa dei tassi IRS di medesima durata (attorno al 3,35%) su livelli che non si vedevano da metà gennaio e ben inferiori ai picchi registrati ad aprile (Bund 10 al 3,5%; Irs 10 al 3,8% circa). Anche i tassi Future Euribor 3 mesi (attese sull’Euribor) si sono mossi nella stessa direzione sulle scadenze 2012 e successive. Se tendenzialmente si esclude dal proprio scenario di riferimento la possibilità che si vada incontro a una ricaduta in recessione o ad un default della Grecia, il tasso fisso, che fino a un mese fa circa appariva ancora poco conveniente, potrebbe essere ora valutato con attenzione per la stipula di finanziamenti a medio termine (ottica temporale indicativa 5 anni).

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