“Tetto” fai-da-te con i derivati.

Gli amanti del fai-da-te esistono sempre nel mondo della finanza personale. E allora perché non provare a costruirsi una copertura al mutuo variabile su misura? Operazioni di questo genere sono adottate di frequente dalle imprese, almeno da quelle che hanno un’adeguata preparazione sulla materia, ma non sono in teoria escluse ai risparmiatori. Il modo più immediato per coprirsi è comprare sul mercato un tasso Interest rate swap (Irs), lo stesso che funziona da base per il mutuo fisso. Lo si acquista per un certo ammontare nozionale pari al debito residuo del prestito (o anche inferiore) e ogni trimestre si tirano le somme: se il tasso Euribor è stato superiore si riceve del denaro, altrimenti si paga.
A conti fatti è come avere un mutuo a tasso fisso. “Con alcuni vantaggi, però – precisa Luigi Fasciano, presidente di Aritma I.F – si può perfezionare il contratto sulla base di un nozionale decrescente come lo è il debito residuo di un mutuo e si può scegliere il periodo che si preferisce per coprire il rischio: ad esempio acquistando un Irs a 3 anni ci si protegge per 3 anni. In entrambi i casi il tasso potrà essere molto più basso del fisso proposto direttamente dalla Banca”. La controindicazione, sotto questo aspetto, è legata alla misura dell’operazione, perché i costi di base la rendono conveniente soltanto per importi rilevanti.
Anche il “cap” può essere riprodotto attraverso l’acquisto di derivati ma, sottolinea ancora Fasciano, “la costruzione in proprio non genera particolari vantaggi rispetto al mutuo offerto dalla banca”. In tutti i casi vale comunque l’avvertenza: i derivati sono strumenti estremamente complessi e destinati a clienti con una cultura finanziaria molto elevata. Se non si è sufficientemente assistiti è meglio lasciarli perdere.

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