La mancanza di una risposta univoca da parte di tutte le istituzioni coinvolte nella soluzione del caso della Grecia sta alimentando un clima di forte tensione sui mercati finanziari.
L’Eurogruppo vuol essere sicuro che la Grecia faccia la sua parte e ha quindi deciso – domenica notte – di far slittare ancora la decisione sulla concessione della prossima tranche di aiuti ad Atene fino all’approvazione del nuovo piano di austerità del Governo greco, il cui esameo parlamentare inizierà in settimana.
Paradossalmente, chi è indebitato trae, in questa fase, vantaggio dalla crisi ellenica, in ottica prospettica. Continuano infatti a scendere i tassi attesi Euribor, sull’onda della convinzione che va consolidandosi circa il fatto che la BCE dovrà essere più prudente nell’alzare i tassi ufficiali. Si assiste dunque ad un ulteriore ribasso dei tassi Future Euribor 3 mesi, che rappresentano le attese di mercato (per consultare gli aggiornamenti, www.aritma.eu). Secondo le attuali quotazioni, il 2% dovrebbe essere raggiunto a fine estate 2012, quando solo qualche settimana fa tale livello era atteso per fine anno 2011.
Se è vero che l’Euribor 3 mesi corrente continua a crescere leggermente più del previsto (e questo per motivazioni di ordine tecnico), avendo infranto la soglia dell’1,50% – livello al di sotto del quale si era portato dal primo aprile 2009 – è tuttavia più importante registrare che l’entità dei probabili rialzi futuri si sia ridimensionata notevolmente. Per luglio sarà comunque molto difficile che la BCE non proceda ad un nuovo adeguamento dei tassi ufficiali (P/T all’1,50%), così come il target estivo Euribor 3 mesi all’1,75% pare assodato.
Analogamente e parallelamente ai tassi Future Euribor, scendono i tassi IRS a breve/medio, che tornano ai minimi primaverili, con il tasso a 24 mesi oggi al 2,08% e il 36 mesi al 2,28%; stabili invece sui precedenti minimi il 60 mesi, al 2,70%, e il 10 anni, al 3,33%.
I danni della crisi Greca si avvertono sui nostri BTP, che vedono pericolosamente toccare uno spread del 2% rispetto al Bund tedesco sulla scadenza a dieci anni, livelli che si erano riscontrati l’ultima volta a fine novembre 2010. Il rischio Italia porta a vendere i nostri titoli ed acquistare il più sicuro Bund, con rendimenti in rialzo nel primo caso e in ribasso nel secondo. I tassi IRS a lungo termine, strettamente connessi all’andamento del decennale tedesco, si muovono al ribasso in questa fase, favorendo chi vuole accendere finanziamenti a tasso fisso.
Sul medio periodo può essere però prudente scegliere il tasso fisso
Questa situazione, che sembrerebbe avvantaggiare, nel breve, chi è indebitato, potrebbe presentare presto risvolti negativi. In caso di permanenza e/o aggravamento della suddetta situazione, potrebbe peggiorare il costo del funding a medio/lungo termine da parte delle banche italiane e conseguentemente si potrebbe assistere ad un aumento degli spread applicati alle imprese e ai privati su tale comparto. In sostanza il rischio Paese, anche a rating invariato di singola banca, potrebbe portare ad un aumento dei tassi di raccolta, che a loro volta potrebbero condurre ad un aumento degli spread applicati dalle banche sulle operazioni di finanziamento ad imprese e privati.
Altro rischio possibile da segnalare, almeno sulla carta, anche se oggi pare ancora decisamente sopito, è quello di estensione della crisi al mercato interbancario, con un ritorno dell’avversione al rischio di credito tra le stesse banche su prestiti oltre l’“overnight” e quindi una indesiderata crescita dell’Euribor indipendente dai tassi ufficiali BCE. Si riproporrebbe, in tal caso, quanto avvenuto nel 2007 con la crisi dei mutui subprime e, soprattutto, a fine 2008, con il fallimento di Lehman Brother’s: le banche non si fidavano più le une delle altre e, per prestiti oltre il giorno, chiedevano remunerazioni altissime. L’indicatore che meglio segnala l’eventuale insorgere di questo pericolo è la differenza tra l’Euribor 3 mesi e il relativo OIS (overnight index swap), oggi allo 0,2%, ma che raggiunse l’1,8% nei citati momenti di grande tensione.
Per concludere, rileviamo che per “capitalizzare i vantaggi” della crisi Greca i prenditori di fondi dovrebbero sfruttare gli attuali bassi livelli dei tassi IRS per coperture a tasso fisso; se la crisi rientra, potranno rimbalzare i rendimenti dei Bund e con essi i medesimi tassi IRS, così come risalire le previsioni di rialzo dell’Euribor, mentre in caso di decisa recrudescenza della crisi potremmo assistere a rialzi dei tassi per motivi ben più gravi.